L’omicidio del barman, il presunto complice: «Mi sono messo in mezzo quando voleva freddarlo»
Il delitto di Malcontenta. Andrea Vescovo interrogato per due ore dal pm sull’omicidio di Sergiu Tarna. In carcere c’è anche l’ex vigile Riccardo Salvagno

«Quando Salvagno, con la pistola in mano, ha chiesto a Sergiu di inginocchiarsi, mi sono messo in mezzo per evitare che finisse male». Emergono nuovi elementi dall’interrogatorio di oltre due ore in carcere che giovedì 2 luglio Andrea Vescovo, indagato insieme all’ex vigile Riccardo Salvagno per l’omicidio di Sergiu Tarna lo scorso fine dicembre, ha reso davanti al pubblico ministero Christian Del Turco, titolare dell’indagine sull’uccisione del giovane barman, e al suo avvocato difensore, Fabio Crea.
Si tratta di elementi mai emersi finora e che aiutano a capire meglio quegli istanti immediatamente precedenti all’uccisione in aperta campagna, a Malcontenta. In particolare, secondo la versione fornita giovedì davanti al pubblico ministero, l’amico del vigile si sarebbe quindi messo in mezzo, con un atteggiamento di tutela nei confronti del ragazzo, per evitare che la situazione potesse degenerare. Ed è proprio in questo frangente che Tarna avrebbe tentato la fuga disperata, finendo poi in un fossato. È a questo punto che la versione fornita ieri da Vescovo incontra due incongruenze.
Sulla fuga di Tarna, Vescovo non ha fornito ulteriori dettagli, se non che dopo essere andato a recuperarlo, tra i due è scoppiata una colluttazione, con il barman che gli avrebbe tirato un pugno e lui che avrebbe risposto colpendolo più volte alla testa. Di lì a poco, sarebbe partito il colpo di pistola a bruciapelo esploso alla tempia del venticinquenne dall’ex vigile, come confermato dallo stesso Salvagno nel corso del suo interrogatorio quando aveva raccontato questa immagine: il suo amico a cavalcioni sul Tarna.
A quel punto Salvagno - stando alla sua stessa ricostruzione - li raggiunge facendo il giro del fossato per evitare di attraversarlo e di bagnarsi. E dice: «Là dopo, purtroppo, è successo quello che è successo, cioè gli ho sparato. Ammetto di essere stato io, è stato un gesto involontario, dovuto alla foga, un riflesso». Pistola che secondo Salvagno (difeso dall’avvocato Enrico Galletti) era stata armata dallo stesso Vescovo nelle fasi del rapimento di Tarna, davanti ad un bar del centro di Mestre. Lo stesso Vescovo ha invece escluso di aver caricato il colpo. Il secondo elemento sui cui sono emerse delle incongruenze riguarda il cappotto di Tarna sollevato dalla schiena e utilizzato per immobilizzargli le braccia, a mo’ di manette. Vescovo ha confermato di non essere stato lui a immobilizzare in quel modo il venticinquenne.
Il 30 gennaio, in carcere a Treviso, nel corso del suo primo interrogatorio, Vescovo aveva spiegato che l’amico Salvagno, con il quale trascorreva le serate, era preoccupatissimo per la presunta diffusione online di un video compromettente che lo avrebbe ritratto in situazioni per lui imbarazzanti, considerando anche che per mestiere indossa la divisa. Un video sul quale Salvagno voleva fare chiarezza con Tarna.
Quando i tre erano arrivano a Malcontenta - aveva ricostruito sempre Vescovo - Salvagno aveva chiesto subito informazioni a Tarna sul presunto video, quest’ultimo gli aveva dato il telefono cellulare per dimostrargli che quel video non ce l’aveva. A questo punto Salvagno - sempre nella ricostruzione di Vescovo - avrebbe chiesto a Tarna di mettersi in ginocchio tirando fuori la pistola (mentre nella versione fornita dall’ex vigile, la pistola sarebbe stata data in quel frangente a Salvagno da Vescovo). Restano quindi divergenze tra le versioni fornite dai due indagati, che dovranno quindi ora essere messe a confronto dal titolare delle indagini per capire come siano esattamente andate le cose e quali possano essere i corretti profili di responsabilità dei due in questo omicidio.
Venerdì 3, intanto, sono attesi nuovi punti fermi in questa lunga e complessa indagini. Saranno infatti discussi in aula i risultati dell’incidente probatorio con le perizie psichiatriche per definire se i due fossero o meno in grado di intendere e di volere. L’altro punto fermo era arrivato solo pochi giorni fa, con i risultati della consulenza tecnica sulla dinamica del decesso che ha confermato come Tarna sia morto per un singolo colpo d’arma da fuoco esploso all’altezza della tempia. Il colpo è stato a bruciapelo. E a sparare, con la pistola d’ordinanza, è stato l’ex vigile Riccardo Salvagno.
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