Porto Marghera, una questione di governance istituzionale
In assenza di una regia unitaria, il risultato è spesso caratterizzato da rallentamenti nei processi decisionali, da allungamenti nei tempi autorizzativi e, nei casi peggiori, dall’abbandono dei progetti di investimento. Come arrivare alla regia unica

Porto Marghera è una delle principali piattaforme portuali, logistiche e industriali del Paese: oltre 2.200 ettari di aree produttive, 20 chilometri di canali navigabili, 30 chilometri di banchine, infrastrutture ferro-ruota e un patrimonio di competenze che ne fanno, ancora oggi, un nodo strategico per lo sviluppo industriale del Nord-Est e dell’intero sistema nazionale.
I dati più recenti parlano di 925 attività economiche attive che occupano circa 12.000 addetti diretti e un indotto complessivo di circa 20.000 lavoratori. Un sistema articolato, dinamico, capace di attrarre investimenti, come attestano le recenti operazioni industriali ed immobiliari.
Eppure, proprio questa complessità rappresenta il principale limite allo sviluppo dell’area; Porto Marghera è infatti governata da una pluralità di soggetti pubblici e privati: Autorità di Sistema Portuale, Comune di Venezia, concessionari delle infrastrutture, enti e consorzi, proprietari delle aree, imprese insediate. Tutti attori legittimi, ma che spesso sono portatori di interessi diversi e non sempre convergenti. In assenza di una regia unitaria, il risultato è spesso caratterizzato da rallentamenti nei processi decisionali, da allungamenti nei tempi autorizzativi e, nei casi peggiori, dall’abbandono dei progetti di investimento.
Negli ultimi anni non sono mancate iniziative di rilievo strategico – dal nuovo hub delle crociere al terminal di Fusina, dall’area ex Montesyndial alla nuova isola delle Tresse, fino al porto offshore, solo per citarne alcune, ma esse si sono inserite in un quadro di governance frammentato, non sempre in grado di garantire certezza, coordinamento e visione di lungo periodo. Un limite che rischia di compromettere la competitività di Porto Marghera proprio nella fase in cui la transizione industriale, energetica e logistica impone scelte rapide e coerenti.
È in questo contesto che assume particolare rilievo uno strumento normativo già previsto dall’ordinamento: la disciplina prevista per le aree di interesse strategico nazionale, introdotta dal DL 115/2022 e convertita nella legge 142/2022. La norma consente di individuare aree destinate alla realizzazione di piani o programmi di investimento pubblico o privato di rilevanza strategica, il cui ammontare complessivo degli investimenti non sia inferiore a 400 milioni di euro, anche cumulativamente. Una soglia significativa, senz’altro in linea con i piani di investimento in atto a Porto Marghera, che individua interventi di scala tale da giustificare procedure dedicate e un livello di governance straordinario.
Il dispositivo prevede l’adozione di DPCM per la definizione delle modalità attuative e consente, tra l’altro, l’istituzione di una società di sviluppo o di un consorzio partecipato dalla Regione, dai Comuni interessati e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma soprattutto introduce la possibilità di nominare un Commissario straordinario quale unico soggetto delegato allo sviluppo dell’area, con poteri di coordinamento, approvazione dei progetti pubblici e privati e realizzazione degli investimenti connessi.
In questo quadro normativo, il ruolo della Regione assume un rilievo particolare con riferimento agli aspetti ambientali di competenza dei progetti ricadenti nelle aree di interesse strategico nazionale, attribuendole una funzione chiave di sintesi tra sviluppo economico, tutela ambientale e semplificazione procedurale. Un ruolo che, nel caso di Porto Marghera, potrebbe rappresentare il perno di una nuova stagione di governance.
Dotare Porto Marghera di una regia unica non significa comprimere le autonomie locali o gli interessi legittimi dei soggetti coinvolti, ma renderli coerenti dentro una strategia condivisa. Significa offrire agli investitori certezze, tempi definiti e un interlocutore istituzionale chiaro. Porto Marghera non ha bisogno di ulteriori annunci: ha bisogno di una governance all’altezza della sua rilevanza strategica nazionale.
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