Il futuro di Venezia e Mestre passa per le imprese e il loro ritorno

Riportare imprese a Venezia significa molto più che creare attività economiche in senso stretto. Significa ripopolare il ceto medio, creare lavoro qualificato e costruire una città viva e capace di guardare al futuro.

Nicola Pittalis

Far tornare le imprese a Venezia è possibile? È una domanda che mi accompagna da anni. Da giornalista conoscitore delle realtà del centro storico e della terraferma vedo ogni giorno quanto sia fondamentale avvicinare infrastrutture, servizi e opportunità per rendere più semplice e sostenibile fare impresa all’interno della nostra Città Metropolitana.

La politica si deve battere per far tornare e crescere le imprese a Venezia e Mestre. Questo è un tassello su cui la politica locale, ma anche regionale e nazionale, deve insistere per cercare di far crescere ancor di più questo territorio. Che ha, è bene dirlo, enormi potenzialità future proprio per quella che è la sua storia di sviluppo sociale e imprenditoriale. Bisogna non solo ascoltare le richieste delle piccole e medie industrie private, ma partecipare ai tavoli pubblici di ogni grado e livello portando know-how e proposte concrete per un miglioramento dell’intero tessuto produttivo.

Obiettivo?

Riportare le imprese. Riportare imprese a Venezia significa molto più che creare attività economiche in senso stretto. Significa ripopolare il ceto medio, creare lavoro qualificato e costruire una città viva e capace di guardare al futuro. Una realtà che non sia chiusa in sé stessa, ma che guardi all’esterno con una maggior consapevolezza proprio per il rafforzamento delle aziende che vi operano.

È innegabile che gran parte delle sfide dei prossimi anni partano proprio da questo presupposto, poiché senza imprese non c’è lavoro. Ma anche le imprese devono essere messe in grado di operare al meglio delle loro possibilità. Venezia e Mestre devono puntare alla formazione e alle Università.

Un punto centrale di questo percorso, inoltre, riguarda il rapporto con il mondo della formazione e delle Università: Venezia forma talenti straordinari, ma troppo spesso questi giovani sono costretti a lasciare il centro storico per proseguire il proprio percorso di studi o costruire la propria carriera altrove. Dobbiamo fare in modo che restino qui, dal momento che formarli e poi vederli partire non può essere una vittoria.

Ci sono tanti studenti e tante studentesse che sono legate alle loro origini o che magari, arrivando da altre città, si trovano bene in laguna o in terraferma. Dopo aver studiato nei nostri poli universitari bisogna far coincidere la loro crescita imprenditoriale e familiare in quest’area unica. Un aspetto che non riguarda, si badi bene, solo il mondo universitario, ma anche quello delle scuole superiori e degli ITS, che già vede alcune associazioni veneziane come la Confapi come attore principale nei percorsi di inserimento post diploma nelle proprie aziende associate.

Come giornalista, scrittore, osservatore innamorato di questa fantastica città, infine, credo sia importante continuare ad aprire un dialogo concreto con le istituzioni per capire come, dove e quando avviare un tavolo di lavoro sul tema impresa. Perché il futuro della città passa anche da qui. Dal lavoro, dalle imprese, dalle opportunità per chi sceglie di viverla ogni giorno. Venezia non può essere solo un luogo da visitare. Deve tornare ad essere anche un luogo dove costruire il proprio futuro.

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