Venezia, Giusto e Lady Pickpocket alla carica: «Ecco perché abbiamo lasciato la Lega in Consiglio»
In una conferenza stampa convocata a meno di 24 ore dalla notizia che ha causato un terremoto nel centrodestra, i consiglieri Giovanni Giusto e Monica Poli spiegano il passaggio al Gruppo Misto: «Totale assenza di condivisione di strategie e scelte». E nel mirino finisce il segretario Vallotto

«Un sacrificio per salvare la Lega veneziana. Un passo a fianco nel gruppo Misto, laterale e non indietro, per portare alla luce il problema interno alla Lega, a Venezia e in generale, dove vige la totale assenza di condivisione di strategie e scelte, la mancanza di riconoscimento delle persone».
I consiglieri comunali leghisti Giovanni Giusto, diciassette anni nel partito e consigliere delegato alle tradizioni, e Monica Poli, militante da dieci, per tutti Lady Pickpocket, hanno convocato una conferenza stampa di prima mattina, mercoledì 17 giugno a Ca’ Farsetti, spiegando il perché hanno lasciato il Carroccio.
Un colpo di coda inatteso, reso noto martedì 16 nella seduta di insediamento del Consiglio dai due politici che sperano di fare breccia ai piani alti. Nella pioggia di telefonate ricevute da allora, nessuna, per adesso, da Roma. Il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, ha scritto stamattina un messaggio a Giusto. Stop.
«Non strappiamo la tessera, continuiamo a gravitare in una coalizione di centrodestra, del sindaco Simone Venturini che abbiamo fatto eleggere», ribadiscono, «Nessuna intenzione di passare nelle fila di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che pure sta mettendo alla prova la tenuta della Lega in Italia».
Da quanto emerge, non era nelle ambizioni di Poli e Giusto ottenere una poltrona a seguito della elezione del nuovo sindaco di Venezia Simone Venturini, «ma essere coinvolti nel processo decisionale, questo sì, non avvisati a cose fatte da invisibili quali eravamo e continuiamo a essere per la Lega», sbottano.
La prassi è imputata principalmente a Sergio Vallotto, segretario provinciale della Lega, entrato in giunta al posto di Andrea Tomaello come vicesindaco nella precedente amministrazione. «Ho ricevuto una telefonata con poco segnale e poi un messaggio su WhatsApp in cui mi è stato detto sei fuori, non c’è posto per te. Stessa modalità adottata quando ho chiesto di poter entrare in lista alle scorse elezioni Regionali», ricostruisce Giusto.
«Sono una delle poche uscenti che si è ricandidata nella Municipalità», ricorda Poli, «Se sono arrivata in Consiglio comunale non mi aspettavo nulla d’altro. Solo che ci fosse un dibattito tra gli eletti, una discussione. Essere seduta come consigliera comunale è un onore. C’è da imparare, io stessa devo imparare, voglio portare avanti le problematiche che ci sono a Venezia».
Meno indigesto, ma allo stesso modo non capito, l’assessorato ai Lavori pubblici assegnato al leghista Riccardo Brunello, trentasettenne mestrino, per i due un underdog. «Se guardiamo ai voti, Monica ed io abbiamo raccolto insieme il 30% delle preferenze dell’intera lista», ribattono, «Abbiamo dato il nostro sostegno alla Lega ma la Lega non ci ha riconosciuto. Non esistono riunioni trasversali dove progettare insieme. Non sono esistite né prima e né dopo le elezioni comunali», lamentano.
Si dicono dispiaciuti per non essere stati interpellati dopo gli esiti delle urne. «Niente tavoli per valutare assieme su chi puntare. Di solito lo si fa sui cavalli più forti, che forse non siamo noi, per portare avanti il movimento. Chiunque poteva andare per aprire le porte delle opportunità della comunità e noi. Qualcuno ha scelto e quel qualcuno, senza la condivisione, non può rappresentarci».
Ora guardano ai prossimi cinque anni, dalla nuova prospettiva del gruppo Misto, come ad un banco di prova: «Abbiamo riconquistato indipendenza e autonomia, i capisaldi della Lega persi a Venezia, dove manca un riferimento fisico, un disegno, una sezione, dove ognuno fa per sé. Abbiamo cinque anni di tempo per stimolare chi deve farlo (il riferimento velato è al leader della Lega, Matteo Salvini, ndr) a sistemare un tassello degradato da raddrizzare o sostituirei. Oggi, con il nostro passaggio al gruppo Misto, la Lega non esiste».
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia









