Tartaruga morta in spiaggia a Jesolo, è stata uccisa da un’elica

Seconda carcassa spiaggiata in due settimane, l’appello degli ambientalisti ai natanti: «Fate attenzione e andate piano»

Giovanni Cagnassi
La carcassa della tartaruga in spiaggia a Jesolo
La carcassa della tartaruga in spiaggia a Jesolo

Seconda tartaruga spiaggiata in due settimane, allarme degli ambientalisti. Giovedì mattina, 18 giugno, al lido di Jesolo, lungo la spiaggia di piazza Manzoni, il ritrovamento di un’altra tartaruga Caretta caretta ormai senza vita. La Ledaa, lega italiana difesa animali e ambiente, teme che possa essere stata vittima dell’elica di una imbarcazione da diporto.

«Una tartaruga adulta ma non anziana», rileva il presidente regionale Leidaa, Andrea Marin, «con gran parte del carapace rotto, forse tranciato dal contatto con un’elica o vittima della collisione con un’imbarcazione. Queste le ipotesi al momento più accreditate. Nel carapace, la presenza di diversi epibionti, organismi che possono essere un segnale di rallentamento dell’attività motoria o di un generale stato di malessere dell’animale.

«Non possiamo fare altro che rilanciare un accorato appello a chi si muove in ambiti marini», conclude Marin, «vista la numerosa presenza di tartarughe nei nostri mari, bisogna cercare di fare attenzione a non mettere in pericolo la vita degli esemplari che ci vivono. Gli ami, le eliche delle barche e le reti da pesca costituiscono l’80 per cento delle cause di danneggiamento o morte di questi esemplari.Richiamiamo tutti a una maggiore responsabilità e a un uso corretto dei mezzi di pesca e trasporto nautico», conclude l’ambientalista, «siamo continuamente in prima linea nella ricerca e nella tutela di nidi, per la salvaguardia del nostro ecosistema, fondamentale per la nostra vita e quella dei nostri figli».

Il biologo marino Andrea Tomei è spesso in mare e sott’acqua per osservare la costa certificare la salubrità dell’acqua, la presenza di meduse o mucillagini. E anche tartarughe. «Il carapace è, in questo ultimo caso», spiega il dottor Tomei, «sfaldato dalla permanenza in acqua e dalla conseguente decomposizione. È ormai assodato che il nord Adriatico rientra nelle rotte abituali delle tartarughe della specie Caretta caretta. Questo monito a prestare attenzione con le imbarcazioni», aggiunge, «è sicuramente utile e anche segnalare eventuali avvistamenti».

Alcuni anni fa un esemplare di Caretta caretta aveva deposto le uova nella zona di piazza Brescia, dove è stato segnalato il primo ritrovamento di tartaruga spiaggiata settimana scorsa. Alcune uova si erano schiuse, attorniate da biologi ed esperti, giornali e tv che avevano riportato ogni fase dal ritrovamento alla schiusa. Era il primo caso accertato a Jesolo di deposizione uova, anche se forse non il solo.

Da anni ciò avviene sulle coste meridionali del nostro mare e nell’isola di Lampedusa, ma le temperature sempre più calde dell’acqua hanno diffuso gli esemplari anche qui nell’alto Adriatico.

 

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