Venezia, digiunatori per la pace in presidio: «Ecco perchè il digiuno è un atto politico»
Bernardino Mason: «Ho capito le difficoltà di chi ha un disturbo alimentare a ricominciare a mangiare»

Digiunano per la pace, per non sentirsi impotenti di fronte alla guerra. Questo venerdì si sono dati appuntamento davanti alla stazione di Venezia Santa Lucia, le decine di persone veneziane che hanno aderito alla protesta pacifica contro il genocidio in corso a Gaza. «Veniamo tutti dal mondo dell’associazionismo e ci siamo trovati in linea su questa causa» spiega il mestrino Bernardino Mason.
Infermiere in pensione dell’Usl 3, racconta di come il suo primo digiuno sia iniziato il 14 febbraio scorso, per due mesi. «Un momento di consapevolezza di sè» commenta, non nascondendo le difficoltà, soprattutto all’inizio. «Dopo i primi tre giorni è andata meglio, il fisico aveva iniziato ad abituarsi. Ero seguito e monitorato dal mio medico di base». Nessuna ripercussione sulla salute per Mason, ma se iniziare a digiunare non è stato facile, nemmeno ricominciare a mangiare è stata una passeggiata. «Ho capito, almeno in parte, la difficoltà delle persone con disturbi alimentari a riprendere a nutrirsi». Nonostante si tratti di situazioni completamente diverse, l’esperienza di Mason gli ha permesso di avvicinarsi, almeno di un passo, alle sensazioni provate da chi si scontra con un piatto pieno, dopo tempo, e un corpo non più abituato ad essere alimentato.
«Quei due mesi sono serviti anche ad alzare l’attenzione politica sul tema e dopo di noi sono nati anche altri gruppi in tutt’Italia di persone che hanno scelto di digiunare per la pace». Tant’è che questo venerdì non sono stati solo i veneziani a digiunare per il cessate il fuoco, ma anche diversi gruppi sparsi in tutto il Paese. Si tratta di persone che, come Mason, credono in un digiuno che da atto religioso individuale è diventato un atto politico.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








