Sesso per togliere la denuncia: vice ispettore della Questura finisce nei guai

Il poliziotto aveva promesso di chiudere un occhio su due furti alla Nave de Vero compiuti da due donne trans: accusato di induzione indebita e violenza sessuale

Eugenio Pendolini
Il centro commerciale Nave de Vero, a Marghera
Il centro commerciale Nave de Vero, a Marghera

Prima aveva promesso alle due donne transessuali di cancellare la loro denuncia per furto a patto di avere un rapporto sessuale di gruppo. Poi, non contento di aver ricevuto un no come risposta, aveva obbligato una delle due donne, di origini peruviane, ad avere un rapporto in bagno. Il tutto, dentro la Questura di Venezia, a Santa Chiara. E con tanto di messaggi whatsapp piuttosto espliciti, inviati alla vittima stessa. Queste le pesanti accuse che inguaiano un viceispettore della Questura di Venezia, 39 anni e originario del Trentino, che ora si trova ai domiciliari dopo l’esecuzione dell’ordinanza emessa dalla gip Benedetta Vitolo su richiesta del pm Roberto Piccione. L’accusa è triplice: induzione indebita, tentata induzione indebita e violenza sessuale aggravata. Siamo nelle fasi preliminari, lunedì il vice ispettore comparirà davanti alla gip per l’interrogatorio di garanzia. Lì potrà fornire la sua versione.

La vicenda nasce da una denuncia presentata a marzo da una delle due donne transessuali. Tre mesi prima, le due erano state scoperte dopo aver rubato in due negozi alla Nave de Vero, a Marghera. I responsabili avevano chiamato le forze dell’ordine e le due erano state denunciate a piede libero per furto. Sul posto era arrivato il vice ispettore insieme ad un agente. A quel punto, le due (una irregolare sul territorio italiano, l’altra dotata di un permesso di soggiorno in scadenza a marzo) erano state portate in Questura. Qui il vice ispettore avrebbe proposto un rapporto a tre per poi cancellare la denuncia.

Dopo aver ricevuto un no, il poliziotto avrebbe seguito in bagno una delle due e, ribadendo la stessa offerta, le avrebbe imposto un rapporto orale. Con la forza, secondo quanto poi raccontato dalla donna. Tre mesi dopo i fatti, arriva la denuncia sporta dall’altra amica (difesa dall’avvocato Pierpaolo Cherubini), che per supportare le accuse presenta anche le schermate dei messaggi whatsapp scambiati tra il poliziotto e la donna che denuncia di essere stata vittima di violenza (le due sono state anche sentite dal pm che indaga sul caso). I messaggi risalgono al giorno successivo ai fatti.

L’agente al telefono chiede alla donna quando si sarebbero rivisti, quest’ultima non avendo il numero di telefono del vice ispettore le chiede di identificarsi, e lui le risponde facendo esplicito riferimento al rapporto consumato in bagno il giorno prima. Oltretutto ricordandole, sibillino, della promessa del giorno prima (quella cioè del rapporto di gruppo). La donna a quel punto risponde che era stato lo stesso vice ispettore a promettere loro di cancellare la denuncia. A quel punto, quest’ultimo cancella in tutta fretta tutti i messaggi inviati. La donna però li aveva già salvati sul telefono con degli screenshot. Poi consegnati alle autorità e finiti sul tavolo della Procura. La Questura, dal canto suo, fa sapere di aver già avviato tutti i procedimenti disciplinari interni per la sospensione del dipendente.

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia