A San Barnaba esposto dei residenti contro i pusher: spacciano anche davanti all’ospedale
In venticinque hanno firmato una lettera poi consegnata alla polizia locale: «In queste calli viviamo nella paura»

La guerra tra bande per la spartizione delle piazze di spaccio a Venezia, contesto nel quale si inserirebbero prima l’accoltellamento tra cittadini tunisini dello scorso 22 aprile e poi l'annegamento del ventiduenne Jamel Mallat, ha scatenato la rivolta dei residenti della zona di San Barnaba. Ormai esasperati, ieri in venticinque hanno firmato una lettera depositata al comando di polizia locale con la quale si chiedono più presidi di sicurezza. La situazione per chi vive nelle calli che circondano Campo Santa Margherita è molto chiara: la zona è in mano gli spacciatori e, oltre ad assistere quotidianamente alla compravendita delle sostanze, il timore dei residenti è che la violenza possa esplodere ancora di più da un momento all’altro. I pusher, infatti, non esitano a minacciate e aggredire chiunque si metta in mezzo.
«Vi scrivo in seguito al gravissimo episodio di violenza verificatosi il 22 aprile alle 20,15» inizia così la lettera-esposto. «A seguito di una rissa scoppiata nell’area dell’ospedale Giustinian, due probabili spacciatori, dopo essersi accoltellati, uno in modo molto grave, si sono rifugiati nel bar Dai Fioi e fuori dal Garden Bar di Calle Lunga San Barnaba, lasciando una scia di sangue all’interno del bar Dai Fioi e fuori dal locale proprio dirimpetto al mio portone, nonché lungo la maggior parte della calle. Per questo motivo ritengo giusto segnalare, insieme alla maggior parte dei residenti della calle, lo stato di totale insicurezza in cui versiamo, dove abitiamo e dove operano varie attività commerciali. So che è stato già attivato un servizio notturno di sorveglianza ma faccio ugualmente presente con questa mia, il disagio di noi residenti. Vorrei far presente inoltre che, come si sa, lo spiazzo davanti all'ospedale Giustinian è diventato zona di spaccio».

A commentare il documento è la stessa residente che ha cominciato a raccogliere firme dopo l’accoltellamento. «Tanto sangue così non l’avevo mai visto. Quella sera era tutto sporco per terra e sui muri, inquietante. Questa dovrebbe essere una calle tranquilla. E invece non solo assistiamo allo spaccio e all’uso di droga, soprattutto vicino all’ospedale, ma anche questi episodi di violenza inauduta. Il ragazzo annegato qualche giorno fa (il ventiduenne Jamel Mallat) probabilmente era anche lui in mezzo a questo giro, . Ma dove andremo a finire», conclude la signora a cui risponde subito il titolare del bar Dai Fioi, anche lui uno dei testimoni dell’accoltellamento di fine aprile: «Scene del genere non le avevo mai viste in vita mia», sottolinea.
Che la situazione legata alla droga stia peggiorando lo testimoniano anche i residenti delle calli vicine, così come i commercianti. «Venezia sta diventando sempre più simile ad alcune vie di Mestre. Entrambe sono diventate il luogo dello spaccio, territori in mano ai criminali. Di giorno c’è movimento, c’è luce, ci sono residenti, giovani, turisti. Di sera si mostra l’altra anima della città: furti e sostanze illecite che circolano» spiega il titolare di una cartoleria delle vie vicine a Calle Lunga.
«Ci sono anche dei segnali in incognito tra gli spacciatori» racconta Anna, 85enne residente a San Barnaba da trentacinque. «In Campo Santa Margherita, dove la sera si spaccia, spesso notiamo delle scarpe appese ai fili della luce. Non sono di nessuno, non appartengono alle case. Chi abita qui lo sa: è il segnale che in quella zona ad una certa ora si trovano gli spacciatori, che la droga è arrivata, che si vende. Questa situazione è uno dei motivi per cui alla fine ho deciso di non uscire più di casa la sera. Ho paura ed è un peccato».
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