Raggirava i negozi di ottica a processo per truffa e falso

Aveva ideato un sistema per raggirare i titolari di negozi di ottica ed è sospettato di aver «colpito» in mezza Italia. È finito davanti al giudice monocratico di Venezia Andrea Moretti per rispondere di truffa aggravata, falso e sostituzione di persona: sarebbero otto, per un totale di 19 mila 170 euro le truffe di cui deve rispondere nel processo iniziato ieri e poi rinviato. Ecco l’elenco delle società che gestivano altrettanti negozi che Paolo Longato (residente a Martellago, ma rampollo di una nota famiglia di ottici mestrini) avrebbe raggirato «Ottima Casco», «Ottica 75», «Ottica Tecnè», «Vision Laboratorio», «Radaelli Ottica», «Fabre Giagi Timtilli», «Ottica Casagrande» e «Ciemme Ottica». Si tratta di società con negozi a Udine, Desenzano (Verona), Tricesimo, Alessandria, Roma, Milano, Bassano, Chianciano (Siena), Senigallia e Verona. I fatti sarebbero accaduti tra il febbraio 2012 e lo stesso mese dell’anno seguente, quando alla fine gli investigatori lo hanno scoperto e denunciato.
Scriveva ai vari ottici, falsificando le lettere che inviava, facendo credere che giungessero da strutture sanitarie operative e si faceva pagare per un sistema «superbraille» per non vedenti o comunque ipovedenti, che naturalmente non arrivava mai. Gli ottici, comunque, pagavano prima di riceverlo: solitamente il prezzo si aggirava sui 2mila 400 euro. Per avere il denaro Longato si sarebbe fatto credere in volta in volta incaricato del Dipartimento Servizi condivisi dell’Usl 4 Medio Friuli, dell’Ospedale di Torino, dell’Asl 2 di Brescia, dell’Asl Brianza, dell’Usl 2 di Lucca, dell’Azienda ospedaliera delle Marche e dell’Uls 20 di Verona. Tutti gli ottici raggirati si sono costituiti parte civile con l’avvocato Anna Maria Marin per ottenere il risarcimento dei danni, almeno la restituzione delle cifre che hanno sborsato per la macchina per ipovedenti che non hanno mai ricevuto.
Oltre che delle truffe, Longato deve rispondere di falso e di sostituzione di persona. In primo luogo per aver scritto e inviato lettere spacciandosi per altri e falsificando firme e timbri di uffici pubblici. In secondo luogo, si sarebbe fatto passare per altri: avrebbe assunto altre tre diverse identità grazie ai documenti fasulli che si era procurato. Era in possesso, infatti, di carte d’identità provenienti dagli Uffici anagrafe di tre diverse amministrazioni municipali: dai Comuni di Mirano, di Treviso e di Bassano del Grappa. Naturalmente le identità che rubava non si distanziavano molto dall’età che lui aveva realmente: nei tre documenti, infatti, compariva come un 36enne o come un 34enne, mentre di anni lui realmente ne ha 35.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








