Punto nascite di Portograro, troppi pochi parti: «Puntiamo a una deroga»
Recepita la decisione del comitato nazionale sui parti sotto la soglia minima. Il sindaco Toffolo preoccupato: ricadute negative per tutto il mandamento. Il direttore regionale Ruscitti: «Numeri in crescita, proveremo a salvarlo»

Una storia che si ripete, dopo la chiusura del 2015 e la successiva riapertura. E che stavolta, però, è un fulmine a ciel sereno, perché il reparto è stato di recente potenziato e i parti sono lievemente aumentati. Eppure, eccoci qua. Il Punto nascita di Portogruaro rischia la chiusura dalla fine del 2026 perché è sotto la soglia dei 500 casi l’anno, avendo registrato solo 343 parti. La Regione punta a ottenere la deroga e, quindi, ad avere la meglio sul Comitato percorso nascita nazionale che, nei giorni scorsi, ha intimato lo stop non solo per Portogruaro ma anche per Adria, Castelfranco e Valdagno.
L’alt del comitato nazionale
Tutto nasce da un procedimento avviato dal comitato nazionale, ancora nel 2022. Da una rilevazione inerente ai parti effettuati nel 2022-2023, è subito saltato all’occhio che a Portogruaro - così come nelle altre sedi a rischio - fossero inferiori rispetto alla soglia prevista. In Italia, infatti, il numero minimo stabilito per legge è di 500 parti all'anno per ciascun punto nascita.
L'Accordo Stato-Regioni prevede un obiettivo ideale di 1.000 parti annui per garantire i massimi standard di sicurezza clinica, fissando inderogabilmente a 500 la soglia minima di sopravvivenza del reparto. Fin da subito, la Regione allora guidata da Luca Zaia, aveva avviato un’interlocuzione spiegando l’importanza di mantenere in attività i Punti nascita in questione. «All’inizio di quest’anno», spiega Giancarlo Ruscitti, direttore generale dell'Area sanità e sociale della Regione, «il comitato ha ribadito la necessità di chiudere i reparti». Tuttavia, se per Castelfranco e Valdagno sembra non esserci più alcuna speranza, i numeri in crescita di Portogruaro lasciano intravedere uno spiraglio di luce.
Si punta alla deroga
La Regione, ora, non può far altro che prendere atto della decisione del comitato nazionale e, in una delibera, disporre la chiusura del reparto portogruarese entro fine anno. Anche perché, spiega ancora Ruscitti, «L’inadempienza a quest’obbligo comporterebbe per la Regione una perdita di finanziamenti pari a 40 milioni di euro». Nel concreto, ciò che si farà sarà valutare i numeri dei parti dei prossimi mesi. «Abbiamo chiesto a Roma di verificare se i parti crescono ancora, in modo da chiedere la deroga».
Un fulmine a ciel sereno
Mentre l’Usl 4 si chiude nel suo silenzio, dal Punto nascite di Portogruaro trapela una certa perplessità: la notizia, infatti, sembrerebbe essere stata appresa dai giornali. Nessuna voce, nei giorni scorsi. E nessun sospetto, anche perché nel 2025 l’Ostetricia ha dato uno sprint ai propri servizi, introducendo il taglio cesareo dolce e attivando un ambulatorio per le gravidanze ad alto rischio.
Anche Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine dei medici è convinto che il reparto si debba salvare: «La situazione sembra in miglioramento e la possibile prossima chiusura del Punto nascite di Latisana, in zona confinante, potrebbe migliorare i numeri di Portogruaro in tempi brevi ».
Il sindaco: «Ci batteremo»
Oltre alla giunta Stefani, anche il sindaco di Portogruaro, Luigi Toffolo, promette battaglia per salvare il reparto. «I dati sono in crescita e sarà caratterizzato da importanti investimenti di potenziamento: l'ipotesi di chiusura avrebbe ricadute negative per tutto il mandamento. Ci batteremo per un suo mantenimento auspicando la giusta attenzione da parte della Regione e del Ministero ».
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