Otto bagnini argentini nell’alloggio andato a fuoco a Castello

La casa è stata affittata per un gruppo di lavoratori stagionali argentini, in due sono rimasti feriti. Continuano le indagini sulle cause del rogo: tra le ipotesi, l’uso di zampironi nell’appartamento o un cortocircuito

 

Eugenio Pendolini

 

Il botto improvviso e poi le fiamme che avvolgono quel piano mansardato e si sprigionano dalla finestra fino al tetto. In attesa di capire con precisione le cause dell’incendio che martedì sera ha allarmato i residenti di Castello (tra le ipotesi, l’uso di zampironi o il cortocircuito), migliorano le condizioni dei due bagnini, colleghi di lavoro, che hanno dovuto ricorrere alle cure del Suem dopo essere rimasti feriti: il primo per lievi ustioni ad un braccio (prognosi di dieci giorni), il secondo per un principio di intossicazione.

I due si trovavano insieme ad altri sei colleghi di lavoro al secondo piano del civico 1340 di calle Schiavona, all’interno dello storico complesso residenziale della Marinaressa. Gli otto lavoratori sono tutti italoargentini, arrivati in laguna come bagnini e impiegati già da alcune settimane negli stabilimenti balneari di Venezia Spiagge nell’ambito di un accordo con una società incaricata di trovare bagnini per gli stabilimenti per sopperire alla carenza di personale di sicurezza lungo la spiaggia. Giornata di riposo per sei di loro, dopo lo choc di martedì notte.

Fiamme in un’abitazione a Castello, si alza una colonna di fumo nero

Da qualche settimane, gli otto lavoratori stagionali si trovavano in quell’appartamento, collocato al secondo piano dello storico edificio, con un regolare contratto d’affitto per l’intera stagione estiva (non quindi ospiti di una locazione turistica). Si tratta di un appartamento dislocato su due piani, il secondo dei quali è un sottotetto mansardato.

Entrambi i piani sono autonomi, con servizi e con angolo cottura. Intorno alle 21 di martedì sera, poco prima che scoppiasse l’incendio, secondo quanto raccontato ai vigili del fuoco e ai carabinieri, gli otto colleghi si trovavano al piano inferiore per cenare con una pizza da asporto ordinata dopo la giornata di lavoro. All’improvviso, il boato sentito anche da numerosi residenti di Castello. Gli otto bagnini a quel punto si sono affacciati alle finestre e hanno sentito le urla di qualche passante, in riva Sette Martiri, che indicava le fiamme che uscivano dalla finestra della mansarda.

I bagnini a quel punto hanno guardato in alto e hanno capito che l’incendio proveniva dalla loro abitazione. Due di loro - quelli poi rimasti leggermente feriti - sono andati al piano mansardato, per cercare di capire cosa stesse succedendo prima di uscire a gran velocità dall’appartamento in attesa dell’arrivo dei pompieri. Da lì a pochi minuti, l’arrivo a sirene spiegate dei pompieri. Sono invece ancora in corso le indagini per capire cosa possa essere successo.

Varie le ipotesi tutt’ora in piedi. A verbale, ad esempio, è finito come possibile concausa dell’incendio l’utilizzo da parte degli otto lavoratori del classico zampirone per scacciare le zanzare. In effetti, gli otto inquilini hanno raccontato di usarlo abitualmente ma di spegnerlo quando sono in casa per evitare il cattivo odore.

Tra le ipotesi scartate anche la fuga di gas dal piano di sopra. Il forte boato sentito dagli otto bagnini oltre che dai residenti sarebbe infatti stato provocato dalle finestre andate in frantumi. Resta in piedi anche l’ipotesi del cortocircuito elettrico, o di un elettrodomestico andato a fuoco a causa di una scintilla.

 

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