Manager senza lavoro «Imprenditore, mi adotti»

Abbandonato e in cerca di un padrone. La piazzola di sosta sulla quale il 2 marzo del 2012 è stato “scaricato” Stefano Pastrello, manager che guadagnava 4 mila euro al mese, si chiama disoccupazione.
E così lui, per provocazione, per lanciare un sasso e vedere l’effetto che fa, per provare ad aprire un dibattito che fatica ad uscire dai circoli della categoria, ha deciso di raffigurarsi così, una foto e un messaggio tipo post-it, come si farebbe per un cucciolo in cerca di una famiglia. Più modestamente, Stefano Pastrello, 53 anni, di Spinea, si accontenterebbe di un posto di lavoro. «Ma da quel 2 marzo spedisco tra i 15 e i 25 curricula al giorno, nella maggior parte dei casi senza ottenere risposta». È l’altra faccia della crisi, che morde gli operai e non salva i manager che godono certo di stipendi migliori, ma quasi mai hanno paracaduti sociali che impedisca loro, nella caduta, di farsi male. Dal 2007 a oggi, secondo dati di Federmanager Venezia, quasi un manager su due ha perso il lavoro, mentre non c’è un dato che riesca a fotografare quanti, e come, siano riuscito a tornare sul mercato del lavoro. Tra chi è ancora a casa, davanti al pc a scrivere lettere di presentazione e al telefono per rispondere alle chiamate, sperando sempre che sia per un colloquio, c’è anche Stefano Pastrello. Che dalla metà degli anni Novanta ha lavorato per la Hanna Instruments a Napoca (in Romania), per la Datalogic di Teramo, l’Ht tra i 2001 e il 2007, come responsabile di tre stabilimenti di produzione, poi il passaggio con la Zoppas come responsabile dello stabilimento di Hangzhou (Cina). «Uno stabilimento produttivo con 14 mila dipendenti» ricorda Pastrello. Un’esperienza durata tre anni, «fino a quando per motivi familiari ho deciso di rientrare in Italia, a casa».
L’ultimo incarico è stato con la Farotec del gruppo Fanton, l’azienda di Conselve che produce cavi e componenti elettrici. Direttore di stabilimento in Romania, a causa della crisi di produzione, dopo aver gestito una fabbrica di 200 dipendenti, Pastrello si è trovato a casa.
«Da quel giorno ho bussato ovunque, ma senza fortuna» spiega Pastrello «ma ogni volta mi sento rispondere che cercano neo-laureati, che sappiano parlare almeno tre lingue, e con un’esperienza di almeno cinque anni. Per non parlare del contratto, con compensi ridotti all’osso rispetto alle competenze e all’esperienza maturata».
E questo perché «con la crisi» ne è convinto Pastrello «molti imprenditori ne stanno approfittando. Invece di capire che, mettendosi assieme, facendo squadra ci sarebbe una maggiore possibilità di uscire dalla crisi, preferiscono stringere sugli stipendi. Ci sono cacciatori di teste (le società incaricate di cercare personale dall’altro profilo, ndr) che si rifiutano di cercare manager alle condizioni offerte dagli imprenditori, perché sanno che nessun manager accetterebbe condizioni del genere». C’è la crisi, e bisogna sapersi adattare, potrebbe obiettare qualcuno, «ma anche proponendomi per uffici acquisti, come responsabile di produzione, o esperto di l ean manufacturing (la produzione snella, sul modello Toyota, ndr)» prosegue Pastrello «non è servito a nulla. In questa crisi ci sono anche persone come me, che a poco più di cinquant’anni si trovano da un giorno all’altro senza lavoro e senza ammortizzatori». Con l’esperienza che da valore aggiunto si trasforma in zavorra. E così non resta che cercare un imprenditore dal quale farsi adottare, sperando che questa sia la volta buona. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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