Effetto crisi: 863 case all'asta in un anno

La difficoltà nel pagare il mutuo, aggravata dal boom della cassa integrazione, fa aumentare in provincia il numero delle esecuzioni immobiliari. Sono 863 le case messe all'asta nel 2010
Prima i solleciti, poi i titoli e i precetti. Ora, i pignoramenti. La crisi che nel 2009 ha raggiunto il suo apice, mostra quest'anno gli effetti più nefasti. La difficoltà nel pagare il mutuo per la casa, aggravata dal boom della cassa integrazione, fa aumentare in provincia il numero delle esecuzioni immobiliari.


Come rivela una indagine dell'Adusbef che ha monitorato i tribunali italiani, nel 2009 gli immobili messi all'asta per l'incapacità delle famiglie di onorare il proprio debito con gli istituti di credito furono 758.


Nel 2010 saranno 863, il 13,9 per cento in più. Non solo. Secondo l'associazione degli utenti bancari, circa 25 mila famiglie veneziane (metà di quelle con mutuo) fa fatica a pagare la rata mensile. Oltre 16 mila (una su tre) è a rischio insolvenza. «Il 2011 sarà l'anno decisivo - commenta l'avvocato Paolo Polato, delegato Adusbef per le province di Venezia, Treviso e Trento - o si supera la crisi oppure si rischia il botto anche perché le banche hanno chiuso i rubinetti.


L'incubo della casa messa all'asta nel 2010 diventa realtà per 863 famiglie della provincia. Anche nel Veneziano, insomma, cresce il numero di insolventi senza speranza, incapaci cioè di onorare ogni mese il debito con la banca. D'altra parte, la moratoria sul mutuo, ovvero la sospensione dal pagamento per un anno, è finita. Mentre i margini per elargire incentivi statali sono pochi. Ora gli istituti di credito non stanno più a guardare e, di fronte a clienti insolventi, passano all'esecuzione immobiliare. Il nostro territorio registra un aumento di pignoramenti ben inferiore alla media nazionale. Ma sempre di aumento si tratta.


In questo clima di incertezza diffusa, le famiglie veneziane a rischio sono molte. Soffrono in particolare quei nuclei che devono vedersela con la cassa integrazione e quindi con uno stipendio decurtato rispetto a quello disponibile al momento dell'accensione del prestito. In questo contesto, secondo l'Adusbef, il 50 per cento delle circa 50 mila famiglie con mutuo residenti in provincia ha difficoltà a pagare la rata, mentre il 30 per cento potrebbe risultare presto insolvente.


Da tempo, dunque, l'Adusbef nazionale invoca «un urgente decreto salva-famiglie, anche con sgravi fiscali di almeno 1.500 euro per i redditi sotto i 25.000 euro a favore di lavoratori a reddito fisso e dei pensionati, per attutire le gravi ricadute sull'economia reale che già sconta una recessione da economia di guerra che diventerà più pesante nei prossimi mesi quando il crac finanziario globale dispiegherà i suoi effetti sulle fasce sociali più deboli».

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