«Affrontiamo il futuro di Jesolo senza pregiudizi politici. Io lasciato solo da una Lega che altera i fatti»

Sfogo del sindaco di Jesolo Valerio Zoggia al termine di una stagione tra emergenza sanitaria, crisi economica, risse tra giovani e spaccio 
COLUCCI - DINO TOMMASELLA - JESOLO - IL SINDACO VALERIO ZOGGIA
COLUCCI - DINO TOMMASELLA - JESOLO - IL SINDACO VALERIO ZOGGIA

L’intervista

Spaccio, risse, violenza. Il sindaco Valerio Zoggia in questa estate difficile è stato spesso solo, bersaglio di critiche e attacchi politici dall’opposizione. Lui ha chiamato a raccolta la giunta e la sua maggioranza, ha voluto la linea dura, ma senza soffocare il divertimento. E molte scelte gli hanno dato ragione, pur di fronte a una piazza Mazzini praticamente blindata. Triste dover vedere polizia e carabineri schierati nei fine settimana per impedire zuffe e risse violente come quelle avvenute durante l’estate e che hanno provocato anche alcuni feriti. Gli ultimi arresti da parte degli agenti della polizia di Stato dei 12 pusher nigeriani conferma che Jesolo deve affrontare anche questo problema, perché è la spiaggia più mondana e amata dai giovani. E i giovani, ma non solo chiedono anche la droga purtroppo.

Sindaco, l’estate volge al termine dopo tante difficoltà legate anche all’emergenza sanitaria. Com’è andata?

«Per Jesolo si avvicinano settimane importanti, dedicate a fare il bilancio di questa stagione così breve, dal punto di vista economico, ma così lunga, per l’impatto che ha determinato sulla nostra vita sociale ed economica. Questo impegno sarà decisivo per il futuro di Jesolo. Per questo ritengo che ci si debba arrivare con la mente scarica da ogni pregiudizio. Una condizione essenziale perché il nostro ragionare assieme possa essere franco, propositivo e finalizzato al bene della nostra città. La situazione è assai delicata e sbagliare diagnosi è un errore che non possiamo permetterci».

Quali sarebbero gli errori?

«Il primo è il pregiudizio politico che per me ha un significato molto semplice: ascoltare e valutare le considerazioni e le proposte per quelle che sono, senza lasciarmi condizionare dalla collocazione politica. È una condizione che rende il confronto e il dialogo franco, aperto e sincero. Siamo sulla buona strada perché i rapporti tra amministrazione comunale, gruppi consiliari e associazioni, da tempo sono improntati a lealtà e correttezza pur nella distinzione dei ruoli e senza nulla sacrificare alle differenze che ci sono».

Ci sono operatori del turismo che l’hanno attaccata, come Venerino Santin, albergatore in piazza Mazzini, consigliere comunale della Lega all’opposizione in Consiglio.

«C’è un altro pregiudizio, ben più subdolo, perché fatto di luoghi comuni, insinuazioni, gusto del sensazionalismo che si serve di una alterazione dei fatti e, sempre più di frequente, di falsità. È il pregiudizio che produce più danno perché crea un clima di sospetti, paure, disistima verso sé stessi e verso la propria città. Un atteggiamento intollerabile soprattutto quando viene assunto da chi ha responsabilità istituzionali sedendo nei banchi del Consiglio. Voci che possono essere isolate ma non per questo meno gravi e meno dannose. Non sarò certo io a negare che vi siano stati episodi preoccupanti di violenza. Ma sono e restano “episodi”, odiosi, certo, ma limitati e ben isolati dal comune sentire di cittadini, turisti e operatori. Quando questi fatti si sono verificati non ho mancato di adoperarmi, nell’ambito di ciò che mi è possibile, perché si prendessero i necessari provvedimenti e ad esprimere una mia opinione, con l’intento di stimolare una riflessione più ampia. Allora, quando sento e leggo che si dà una lettura di questi episodi del tutto fuorviante, non rispondente al vero mi domando: “Chi si esprime con certi toni ha ben chiaro il suo ruolo? Ha chiaro che è chiamato a contribuire a comprendere ciò che accade, senza letture esagitate, per dare un contributo serio alla soluzione del problema? Gli è chiaro il danno che provoca alla città, che invece dovrebbe servire e proteggere? ” Come sindaco e come cittadino mi chiedo cosa dovrei pensare quando sento esprimere, con assoluta faciloneria, giudizi fuorvianti sui giovani che non aiutano ad andare alla radice del problema? È sensato, ad esempio, proporre di spegnere le luci a mezzanotte nel nostro Lido?».

Già, i giovani. Sono quelli che hanno creato molti problemi, ma anche i turisti di domani.

«La questione dei giovani che scelgono la nostra città per le loro vacanze è delicata ce non può essere affrontata con l’accetta. E non facciamo di ogni erba un fascio. Noi adulti dobbiamo avere l’umiltà di lasciarci interrogare sul perché vi sono giovani che amano divertirsi andando sopra le righe, individuando le cause e proporre adeguati rimedi. Non sarò io il sindaco che chiuderà la porta in faccia ai giovani. Vorrei che, senza pregiudizi, affrontassimo assieme questa questione nelle prossime settimane e, sempre assieme, trovassimo modalità per attrarre ancor più i giovani, ma con iniziative capaci di spegnere il desiderio di andare oltre. So che questo costa fatica perché implica trovare la giusta misura. Ma questo è il nostro compito. Jesolo è una realtà complessa che non ammette strade sbrigative e superficiali, perché dannose. Chi non si sente in grado di fare questo sforzo abbia almeno, per favore, il buon gusto di tacere. Anche così farà un servizio utile alla nostra città». —

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