Due banchine a Marghera per 80 navi. 150 giorni di lavori per Tiv e Vecon

La provveditora-commissaria del Porto Cinzia Zincone: «Studierò la fattibilità delle proposte». Un anno per il Canale Nord

PORTO MARGHERA. No a Marghera come soluzione definitiva e allo scavo del canale Vittorio Emanuele. Le grandi navi da crociera dovranno andare “fuori dalla laguna”, come da anni chiedono i comitati e l’Unesco. Intanto bisogna attrezzare una soluzione “provvisoria” per non farle scappare in altri porti e per tutelare il lavoro. Nelle banchine dei terminalisti Tiv e Vecon, a Marghera.

La soluzione trovata dal Comitatone accontenta e scontenta un po’ tutti. E la vera “resa dei conti” è rimandata alla primavera del 2021. Quando dovrebbero riprendere le crociere e i lavori per attrezzare le banchine provvisorie a Marghera saranno conclusi. Per scegliere il progetto del nuovo terminal in mare si farà una call internazionale. Uffici del Provveditorato e dell’Autorità portuale sono già al lavoro per impostare le indicazioni venute dalla riunione di lunedì. Un rapporto tecnico era stato inviato al ministero nei giorni scorsi. Con dati, numeri e crono programma.

Passaggio preliminare quello sulla sicurezza delle navi in entrata e uscita dal canale Malamocco-Marghera. Non ci dovrà essere commistione di traffici tra i passeggeri e le merci. «I venti dominanti», ha scritto la Capitaneria, «sono da Nord, e insistono sulla prua della nave, solo per il 2 per cento superiori ai 20 nodi. Nessun incidente si è mai verificato negli anni, anche su navi di lunghezza superiore ai 300 metri. I sistemi di sicurezza sono stati potenziati, con una rete meteo che può avvisare del maltempo in arrivo. E prevenire incidenti come quello occorso il 7 luglio scorso alla Costa in uscita da San Marco.

Nello studio distribuito in Comitatone si ipotizza lo spostamento entro il 2022 di 215 grandi navi da San Marco a Marghera.

La prima fase, quella che dovrà essere ultimata entro 150 giorni – in tempo per la nuova stagione delle crociere – prevede intanto il dirottamento di 80 navi per il 2021. «Nell’ottica», scrive il Porto, «di deflazionare il traffico da San Marco e dalla Giudecca, «anche dopo i due incidenti dell’estate del 2019».

40 navi – una nave al giorno, nei weekend – saranno spostate nella banchina Lombardia della Tiv, la società del Terminal intermodale a Marghera. Altre 40 alla banchina Liguria , negli approdi gestiti da Vecon, altra società terminalista. Sono questi i due interventi che si potranno realizzare in cinque mesi. Non c’è bisogno infatti di bonifiche, né di grandi lavori. E nemmeno di dragaggi, visto che le grandi navi merci arrivano già oggi nei canali industriali. Si dovranno rimuovere alcuni vecchi binari, e adeguare la banchina, realizzare le postazioni di controllo e di imbarco e sbarco. Costo dei lavori, un milione e 300 mila euro per Tiv, 350 mila per la Vecon. Che potrà essere adattata e ospitare tra un anno il doppio delle navi (due al giorno) superiori alle 40 mila tonnellate e fino ai 300 metri di lunghezza.

Tutto più complicato per allestire il Canale Industriale Nord-sponda Nord, come chiedono Brugnaro e Zaia. Bisognerà scavare 40 mila metri cubi di fondali, allungare la banchina esistente di 200 metri, rifare la viabilità. Il costo dei lavori è di 12 milioni di euro, i tempi previsti un anno e mezzo. Ma qui potrebbero arrivare 145 navi.

Nel frattempo si parte con i due ormeggi provvisori. «Studierò le carte, bisogna vedere la realizzabilità di tutte le proposte, dice Cinzia Zincone, provveditora e commissario al Porto. Entro sei mesi anche la scelta definitiva per il terminal fuori dalla laguna. «Si dovranno esaminare tutte le proposte», ha ribadito la ministra De Micheli. Strada non semplice. Anche perché le soluzioni in mare di San Nicolò e Chioggia non sono gradite ai sindaci. —

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