Palazzo Papadopoli, gli ex vertici del Comune a giudizio: «Ci fu danno erariale»
La Procura della Corte dei Conti contesta la vendita dell’immobile a un prezzo ritenuto inferiore al suo valore: la stima sarebbe scesa da 14 a 10,7 milioni di euro. Citati in giudizio l’ex sindaco di Venezia, assessori, dirigenti e funzionari comunali: prima udienza l’11 marzo

La Procura della Corte dei Conti ha citato in giudizio gli amministratori del Comune di Venezia per l’ipotesi di danno al patrimonio comunale nella vendita, nel 2019, di Palazzo Poerio Papadopoli. La vicenda, scrivono gli inquirenti della Procura regionale, si inquadra nel più ampio contesto delle indagini penali riguardanti la trattativa sull’area dei Pili, a Marghera, e ha al centro il presunto danno erariale di 3,2 milioni di euro dato dalla stima al ribasso sulla cui base l’immobile è stato venduto a Mr. Ching, valutazione scesa da 14 a 10,738 milioni di euro.
La citazione in giudizio
Il danno è stato identificato nel minor prezzo assegnato all’immobile rispetto all’effettivo valore del palazzo. La citazione in giudizio riguarda l’ex sindaco Luigi Brugnaro, il capo di gabinetto e direttore generale Morris Ceron, il vice capo di gabinetto Derek Donadini, l’ex assessore Renato Boraso. Poi l’allora vicesindaca e assessora al Patrimonio Luciana Colle e dirigenti e funzionari dei vari uffici Patrimonio, Progetti speciali, Stime che a vario titolo si sono occupati della vendita di palazzo Poerio: Luca Barison; Fabio Cacco. Mario Carulli, Raffaele Pace, Andrea Reggio, Eliana Zuliani.
Sono tutti a vari titoli chiamati a rispondere di aver pressato per far scendere il prezzo di vendita del palazzo e favorire così il magnate di Singapore, quale favore – è l’ipotesi di accusa – per il successivo acquisto dell’area dei Pili di proprietà di una società della Holding LB del sindaco Brugnaro, operazione da 150 milioni, poi non andata in porto e ora al centro dell’inchiesta penale condotta dai pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini.
Proprio su palazzo Papadopoli la settimana scorsa i difensori di Luis Lotti, Simone Zancani e Leonardo De Luca, avevano depositato una perizia del tribunale civile di Venezia (sorta in seguito all’avvio di un procedimento di esecuzione forzata delle banche per via di un residuo di mutuo a carico della Fortune Oxley srl), datata 8 ottobre, nella quale si attesta che il valore attuale di Palazzo Papadopoli sia di 10,7 milioni di euro. La stessa cifra pagata nel 2017 da Kwong, e che però per l’accusa era stata il frutto di un ribasso d’asta orchestrato dai vertici del Comune (dai 14 milioni iniziali) per ingraziarsi il magnate di Singapore che in contemporanea stava trattando per l’area dei Pili. «Questa perizia invece», aveva spiegato l’avvocato Simone Zancani, «dimostra che Ching con palazzo Papadopoli non ha fatto nessun affare». La Procura della Corte dei Conti è invece di tutt’altro avviso.
L’indagine delle Fiamme gialle
Negli atti di indagine delle Fiamme Gialle ci sono ampi stralci dell’interrogatorio reso dal funzionario Andrea Reggio, come persona informata dei fatti nell’inchiesta Palude. Sostiene di aver applicato il metodo “finanziario-redittuale” che calcola il valore di un immobile destinato a diventare albergo in base al numero delle stanze che potrà ospitare (31-26 secondo una perizia di Insula). Valore inferiore a quello del classico mercato immobiliare: «In nessun precedente caso», annota la Gdf nella relazione, «il perito ha utilizzato questo metodo».
D’altra parte per la procura la perizia aveva subito già quattro ribassi, dai 14 milioni di valore segnati nel piano di alienazione (e che nel processo penale viene contestata dalle difese secondo cui fu fatta su metrature diverse da quelle reali) fino ai 10, 8 milioni per i quali poi il palazzo è stato effettivamente aggiudicato.
Sta di fatto che la sostituta procuratrice della Corte dei Conti Francesca Cosentino già nell’atto di messa in mora aveva sottolineato che gli atti penali «hanno messo in evidenza la sussistenza all’interno di alcuni uffici comunali di un clima di corruzione ambientale, caratterizzato da omertà diffusa e dalla sottomissione agli interessi privati del sindaco (. ..) Un quadro complessivo nel quale le attività illecite perseguite dal sindaco e dai suoi collaboratori sono state raggiunte solo grazie al contributo di alcuni dirigenti e funzionari che senza opporsi alle pressioni del primo cittadino e dei suoi collaboratori, hanno orientato l’azione amministrativa». Accuse di parte, che dovranno essere valutate dai giudicie Corte dei Conti. La prima udienza è fissata per l’11 marzo.
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