Vitucci è il coach dell’anno «Gioca duro, ma divertiti»

L’allenatore di Brindisi, veneziano doc, è al secondo riconoscimento in carriera «Più di così non potevamo fare, il Covid si è messo in mezzo nel momento clou»
Michele Contessa

/ VENEZIA

«Sono molto orgoglioso di questo premio perché i voti hanno coinvolto addetti ai lavori, giocatori e i miei colleghi». Francesco Vitucci ha vinto l’Award LBA come miglior allenatore della stagione, a otto anni di distanza dal primo riconoscimento (2013), quando era alla guida della Cimberio Varese. Una stagione straordinaria sulla panchina dell’Happy Casa Brindisi, in una città dove Vitucci e la famiglia sono “adorati” non solo dai tifosi, ma anche dai suoi abitanti. Con una squadra ancora una volta rifatta la scorsa estate insieme al direttore sportivo Simone Giofrè, anche lui miglior dirigente dell'anno, puntando sulla conferma di Thompson, Zanelli e Gaspardo, inserendo la classe di Harrison, e tanti volti nuovi (Bell, Perkins, Willis e Krubally, l’ex orogranata Visconti, poi Udom e, strada facendo, Bostic, rivitalizzato dopo l’incolore parentesi a Reggio Emilia). Vitucci fa doppietta, raggiungendo Recalcati, Trinchieri, Pancotto, Caja e Sacchetti, sopra di loro, a tre trofei, c’è solo Ettore Messina. «Nel palmarès aggiungo anche quello di Serie A2 nel 1996 alla guida della Reyer Venezia. Più di così non potevamo fare», ha ammesso il tecnico veneziano, «tenendo conto del Covid-19 che si è messo di mezzo nella fase finale della regular season».

Senza il virus, che ha messo fuori gioco staff tecnico e mezza squadra, Brindisi avrebbe chiuso la regular season al primo posto, ha ben figurato in Champios League, si è fermata in semifinale alla Final Eight di Coppa Italia e ha mancato la Final Four di Supercoppa del Centenario solo per la differenza canestri peggiore nell’arrivo a tre con Sassari e Pesaro. «Questo è un premio che devo condividere con un po’ di persone, dai dirigenti al mio staff tecnico, al giocatori. Se Brindisi ha raggiunto ottimi risultati anche in questa stagione, il merito va condiviso con tutte queste componenti. C’è un legame fortissimo con la città che spinge ognuno di noi a dai sempre di più. Credo che il divertimento sia una componente fondamentale di questo gioco. Il mio motto è “Gioca duro, ma divertiti”, che significa giocar duro per divertirsi, avendo la consapevolezza di aver dato sempre il massimo delle proprie possibilità».

Il sogno della finale tricolore si è infranto al cospetto della Segafredo Bologna. «La Virtus è arrivata nelle condizioni ideali ai playoff, noi l’abbiamo impegnata al massimo in tutte e tre le partite. Non ci voleva il virus, come otto anni fa a Varese avrei voluto giocarmi i playoff con Dunston, che ci manco per infortunio».

Vitucci ha un altro anno di contratto con Brindisi («Ci troviamo bene come città e come società»), nei prossimi giorni potrebbe arrivare anche il prolungamento. —

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