Il Venezia cade ancora: arriva la sesta sconfitta a Bergamo

L'approccio degli arancioneroverdi è imbarazzante per una sfida così delicata. Nella seconda parte del primo tempo arrivano tuttavia i primi segnali di ripresa per la formazione lagunare. L'ultimo brivido arriva dal colpo di testa di Schingtienne che sfiora il palo, ma il triplice fischio sancisce la vittoria dell’Atalanta per 3-1

Giuseppe Malaguti
Non basta un ottimo secondo tempo per evitare la sesta sconfitta consecutiva in campionato
Non basta un ottimo secondo tempo per evitare la sesta sconfitta consecutiva in campionato

Un avvio da incubo per il Venezia, sotterrato dall’Atalanta prima ancora di riuscire a riordinare le idee. Trovarsi sotto di due gol dopo appena cinque minuti è una situazione del tutto inaccettabile: al di là del divario tecnico e del talento indiscutibile della Dea, la squadra arancioneroverde doveva dare un segnale di carattere, ma ha finito per trasmettere il messaggio opposto.

Ne è nata una mezz’ora di totale apnea, con la formazione di Stroppa dominata dagli uomini di Sarri e trafitta anche dal gol del tris. Il protagonista assoluto è uno scatenato Krstović, autore di una doppietta e dell’assist per Kessié che ha stappato la partita.

Solo nel finale del primo tempo i lagunari riescono ad accorciare le distanze grazie ad Hainaut, praticamente l’unico a salvarsi tra le fila degli ospiti. Nella ripresa si vede tutta un'altra musica e in campo scende un Venezia completamente trasformato, capace di creare almeno sei clamorose palle gol — tra cui spicca una traversa tremenda colpita da Yeboah. Come da copione, però, la cronica mancanza di concretezza sotto porta vanifica gli sforzi. Non basta quindi un ottimo secondo tempo per evitare la sesta sconfitta consecutiva in campionato.

Le scelte

Il Venezia recupera Schingtienne soltanto per la panchina: al suo posto parte titolare Halhal, che completa il reparto difensivo al fianco di Juan Jesus e Moreno. A centrocampo si rivede dal primo minuto Basic, schierato come mezzala al fianco di Kike Perez, con Sohm a dirigere il gioco in regia. Sulle corsie esterne si muovono Hainaut e Correia, quest’ultimo preferito a Haps, mentre in avanti viene confermata a pieni voti la coppia d'attacco composta da Yeboah e Adams. Tra le fila dell’Atalanta, la corsia mancina di difesa viene affidata a Zappacosta.

La vera novità si registra sulla trequarti, dove trova spazio Elmas, mentre nel ruolo di unico terminale offensivo viene scelto Kristovic, preferito a Scamacca. Avvio da incubo Un’illusione durata appena un minuto. Il Venezia parte con il piglio giusto e dopo sessanta secondi si rende pericoloso con Basic, che dal limite dell’area calcia verso la porta trovando però la presa sicura di Carnesecchi.

È soltanto un lampo prima del buio totale per gli uomini di Stroppa, protagonisti di un avvio letteralmente da incubo. L'Atalanta prende subito in mano le redini del gioco con veemenza e sblocca la partita: Krstović inventa un'imbucata perfetta per Kessié, che a tu per tu con il portiere lo supera con un delizioso scavetto. Passano appena tre minuti e la Dea raddoppia. Sugli sviluppi di un calcio d'angolo, Elmas pesca Krstović libero sul primo palo: la sua incornata ad incrociare batte Stanković e firma il 2-0.

I bergamaschi sono padroni assoluti del campo e sfiorano persino il tris con una con conclusione di sinistro di De Ketelaere, disinnescata da Stanković. Per il Venezia le notizie negative non finiscono qui: Correia è costretto ad alzare bandiera bianca per un problema muscolare, lasciando il posto a Sagrado. Prima del ventesimo, Halhal evita il tracollo definitivo salvando sulla linea un pallonetto di uno scatenato Kessié.

L'approccio degli arancioneroverdi è imbarazzante per una sfida così delicata: in balia dell'aggressività avversaria e incapaci di servire le punte, Juan Jesus e compagni faticano a tenere il campo. Alla mezz'ora arriva così il triplo svantaggio firmato dalla squadra di Sarri: Kike Perez perde un pallone sanguinoso, Bellanova ne approfitta anticipando Sagrado e servendo Rowe. La conclusione dell’ala inglese viene respinta da Stanković, ma sulla palla vagante si avventa Krstović che spinge in rete a porta vuota.

Segnali di risveglio

Nella seconda parte del primo tempo arrivano tuttavia i primi segnali di ripresa per la formazione lagunare. Il Venezia alza il baricentro e riesce finalmente ad accorciare le distanze: cross dalla sinistra di Sagrado diretto sul secondo palo, dove si fa trovare pronto Hainaut che sorprende la difesa nerazzurra e batte Carnesecchi.

Una squadra decisamente diversa rispetto a quella vista nei primi trenta minuti: con maggior grinta e coraggio, gli ospiti cominciano a mettere la testa fuori e a provare a riaprire la contesa. Un altro Venezia A inizio ripresa gli arancioneroverdi scendono in campo con un piglio ben diverso, buttandosi in avanti con coraggio e conquistando due calci d’angolo nei primi minuti.

La gara prosegue a folate, con l’Atalanta che si limita a gestire il ritmo dopo l’imponente dispendio di energie del primo tempo. Il Venezia aumenta la pressione e va subito vicino al gol con Adams: la sua incornata viene prima murata da Kristensen e poi deviata in angolo da Carnesecchi. Gli ospiti continuano a crederci e costruiscono una splendida azione corale che libera Yeboah in area, ma la sua violenta botta di sinistro fa soltanto tremare la traversa.

Attorno all'ora di gioco arriva un'altra grande fiammata: palla in verticale per Adams che si sgancia, scappa alla difesa e batte Carnesecchi, ma la gioia dura poco per una posizione di fuorigioco davvero millimetrica. Passano due minuti e Yeboah si rende protagonista di una travolgente azione solitaria; arrivato a tu per tu con il portiere, però, calcia troppo debolmente. In questo momento di massima pressione lagunare è fondamentale anche Stanković, bravo a tenere a galla i suoi con tre interventi di rilievo sulle ripartenze della formazione di Sarri.

Il Venezia continua a fare la partita e a 8 minuti dalla fine spreca un'altra clamorosa occasione, con Adams che da ottima posizione manda a lato di testa. Nel finale la Dea resta anche in dieci uomini a causa dell'espulsione diretta di Elmas per un brutto intervento su Helgason. L'ultimo brivido arriva dal colpo di testa di Schingtienne che sfiora il palo, ma il triplice fischio sancisce la vittoria bergamasca per 3-1.

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