L’ex dirigente del Venezia Seno: «Squadra vulnerabile quando concede campo»
Andrea Seno, ex giocatore e dirigente del Venezia, analizza la crisi difensiva: «È un difetto sistemico che si continua a riproporre. Bisogna ricompattarsi. Ma Stroppa con la sua intelligenza è l’uomo giusto per invertire la rotta»

Il legame tra Andrea Seno e il Venezia ha radici profonde. Ex centrocampista arancioneroverde e poi responsabile dell’area tecnica, Seno è un attento osservatore delle vicende venete. Ex compagno di squadra e capitano di Giovanni Stroppa nel Foggia di Zdeněk Zeman, l'ex dirigente ha analizzato il momento complesso che sta attraversando la formazione di Stroppa, tra difficoltà difensive e la necessità di compattare l'ambiente.
Quali sono le principali criticità che stanno frenando il Venezia in questo momento?
«A tradire il Venezia sono sicuramente i troppi gol presi: non lo dico io, lo confermano chiaramente i dati. Avendo seguito sia le gare casalinghe sia quelle in trasferta, si nota come la squadra sia particolarmente vulnerabile quando si trova a concedere campo alle proprie spalle. Alla prima occasione concessa agli avversari, quasi sempre si incassa una rete. Con la Fiorentina questa fragilità è emersa in modo evidente: basti pensare alla facilità con cui la formazione di Vanoli è arrivata in porta direttamente da un rinvio di De Gea. La squadra indubbiamente crea gioco ed è stata anche sfortunata in diverse situazioni — penso ad esempio all'infortunio di Busio, fin qui il giocatore più brillante della rosa — ma gestire tutte queste occasioni a campo aperto diventa davvero complicato. Inoltre, le reti incassate arrivano quasi sempre con le stesse modalità: è un difetto sistematico che continua a riproporsi».
Qual è la ricetta giusta per uscire da questo momento no?
«In un periodo simile bisogna soprattutto compattarsi. Il gruppo deve sforzarsi di mantenere la massima tranquillità. Già dalla prossima sfida interna il Venezia è chiamato a cambiare marcia, prestando un'attenzione estrema a un'avversaria come la Lazio, che sta attraversando un ottimo momento e fa degli inserimenti centrali e delle verticalizzazioni improvvise — con Frattesi in primis — la propria arma migliore. Un altro obiettivo fondamentale è il recupero di alcuni elementi chiave. L'impatto di Juan Jesus contro la Fiorentina ne è la prova: al suo ingresso in campo, per letture e tenuta mentale, ha dimostrato subito di che pasta è fatto. Si è notato immediatamente il suo spessore superiore e ha iniziato da subito a guidare i compagni. Giocatori di questa esperienza sono indispensabili all'interno di una rosa».
Le difficoltà iniziali posso essere dovute anche ai tanti nuovi innesti nella rosa?
«I tanti innesti estivi possono aver inciso sulle difficoltà iniziali. Per sviluppare una determinata idea di gioco servono automatismi e livelli di concentrazione che oggi, soprattutto nel reparto arretrato, non sono ancora ben assimilati. I gol concessi mettono a nudo proprio questo limite. Purtroppo il tempo a disposizione è poco, quindi occorre intervenire in fretta».
Lei conosce molto bene Giovanni Stroppa, essendoci stato compagno di squadra: crede che con il suo lavoro possa guidare il Venezia fuori da questa situazione?
«Sono convinto che Giovanni Stroppa sia l'uomo giusto per invertire la rotta. È una persona di grande intelligenza, un ex compagno che ho sempre stimato moltissimo. Possiede una cultura del lavoro straordinaria, cura ogni minimo dettaglio e un allenatore che sa farsi volere bene dal gruppo. Con la sua schiettezza ha tutte le carte in regola per riportare il Venezia sulla strada corretta».
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








