Pavan, gli otto anni che non si dimenticano

Il tecnico del Modena colonna della difesa ai tempi della A. «La mia nuova carriera in panchina»

MODENA. È di quelli, beato lui, che non invecchiano mai. Simone Pavan, 42 anni compiuti, sembra ancora quello di vent’anni fa. Poi lo scopri maturato come professionista e come uomo. Sereno, fa i complimenti al Venezia che ha piegato il “suo” Modena. «Il mondo va avanti, ma gli otto anni vissuti da giocatore a Venezia mi restano nel cuore» racconta l’ex difensore che sorrideva quando il giornale lo chiamava “il gigante di Cesarolo”. «Ora faccio l’allenatore e vi posso garantire che mi piace, è la mia strada, ci metto la mia esperienza e tanta, tantissima passione».

Ha in mano una squadra giovane e in questo inizio di carriera ha mostrato di saper lavorare bene con i giovani. Passa Modolo e lo saluta, e pensare che proprio Modolo un po’ d’anni fa guardava Pavan come un idolo. «Mi trovo bene, mi seguono, io ho cercato di mettere insieme tutto quello che ho imparato da giocatore e voglio trasmetterlo a loro. Adesso il Modena non è in cima alla classifica, stiamo pagando una serie di infortuni, ma i nostri ragazzi se la cavano bene. Contro il Venezia è stato molto bravo Chiossi, un ’99. Il risultato non ci gratifica, del resto delle avversarie affrontate finora il Venezia è di sicuro la migliore».

Il discorso scivola ancora sul Pavan-calciatore. Stavolta Inzaghi ha vinto la sfida. «Non solo stavolta» sorride « spesso mi ha fatto gol,ma i nostri duelli in serie A sono stati sempre molto leali, ci siamo sfidati ma anche rispettati. Lui è stato un grandissimo, io gli ho tirato qualche legnata sulle gambe, sapevo fare solo quello...».

Pippo Inzaghi passa proprio in questo momento. «Guardate che Pavan è stato un eccellente difensore» parola di Inzaghi «e non è vero che gli ho fatto sempre gol...».

Ancora Venezia, poi. «L’ultima volta ho affrontato il Venezia giocando con la maglia del Portogruaro, ma è molto bello il fatto che spesso, quando mi trovo con ex compagni di quel periodo, si finisca sempre per ricordare quei tempi. Aver partecipato all’avventura del Venezia in serie A negli Anni Novanta è un motivo di orgoglio».

Siamo ai saluti. «I tifosi, splendidi, li ringrazio. Durante la partita mi hanno dedicato il coro “uno di noi”. Del mio Venezia ora non è rimasto nessuno. So che pochi giorni fa Pinton si è ritirato e voi gli avete dedicato una pagina. Ecco, mando un saluto al grande Roberto».

Carlo Cruccu

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