Villanova: «La Lega ha perso l’identità. Solo Zaia potrebbe ricostruire al Nord»
L'ex consigliere regionale Alberto Villanova critica la crisi della Lega, sostiene che il partito abbia smarrito la propria missione e lancia un appello a Luca Zaia: «Solo lui può costruire una forza politica capace di rappresentare il Nord»

Le persone che entrano nel suo studio non gli parlano di congressi, statuti o equilibri interni alla Lega. Gli parlano di bollette, di burocrazia che cresce, delle difficoltà di chi fa impresa, dei costi dell’energia, della sicurezza e dei servizi che faticano a tenere il passo. Da quando ha lasciato la politica attiva ed è tornato a fare il dentista a tempo pieno, Alberto Villanova dice di avere recuperato un osservatorio privilegiato sul Veneto reale. Un osservatorio fatto di artigiani, imprenditori, operai e famiglie che ogni giorno gli raccontano gli stessi problemi. Mentre Matteo Salvini ribadisce di voler restare alla guida della Lega e Roberto Vannacci continua a ritagliarsi uno spazio sempre più ampio nel centrodestra, Villanova sposta però lo sguardo altrove. La domanda, dice, non è chi guiderà il partito, ma chi saprà rappresentare il Nord.
Lei sostiene che oggi esista un vuoto politico. Da dove nasce questa convinzione?
«Perché non c’è più la divisione tra destra e sinistra. Tutti parlano degli stessi problemi: burocrazia, costo dell’energia, collegamenti, sicurezza dei nostri paesi e delle nostre città».
Perché dice che questa crisi della Lega è diversa da quelle del passato?
«Perché questa volta manca l’identità. Nel 2012, ai tempi del cosiddetto periodo delle scope, la Lega attraversava una crisi profonda ma conservava una ragione d’essere. C’era ancora una forte identità territoriale e un obiettivo chiaro. Oggi quella vocazione si è persa».
Che cosa è cambiato?
«Nel tentativo di inseguire le destre in Italia e in Europa, la Lega ha smarrito la propria missione. E nel frattempo c’è chi quel messaggio lo interpreta meglio e sta crescendo rapidamente».
Si riferisce a Vannacci?
«Anche. Vannacci oggi è più forte sul piano degli slogan e riesce a parlare a una parte dell’elettorato di destra. Ma il problema non è lui. Il problema è che la Lega non riesce più a spiegare perché un elettore dovrebbe continuare a votarla. Se perdi la tua identità, inevitabilmente qualcuno occupa quello spazio».
Quali sono i temi che oggi non trovano rappresentanza?
«Le categorie economiche li indicano da anni. L’alta velocità, le infrastrutture, la Zona economica speciale prevista per il Mezzogiorno e mai estesa al Nord, l’autonomia. Le imprese parlano continuamente di queste cose, ma qualcuno dovrebbe raccogliere quelle richieste e portarle ai tavoli dove si decide».
Lei quindi non immagina un ritorno alla vecchia Lega?
«No. Non sto parlando dell’ampolla del Po o delle contrapposizioni del passato. Penso a una forza moderna, liberale e concreta, capace di rappresentare seriamente questo territorio».
C’è davvero chi pensa a un nuovo soggetto politico?
«Sì. In questi mesi mi hanno cercato diverse persone per ragionare sulla nascita di un nuovo contenitore politico. Ma senza una leadership forte sarebbe destinato a fare la fine di molti altri tentativi nati dal malcontento e rapidamente scomparsi. Non serve creare l’ennesimo partitino dello zero virgola».
E chi potrebbe guidarlo?
«C’è una persona sola che può farlo con credibilità».
Luca Zaia?
«Lui è l’unico in grado di far nascere rapidamente un contenitore politico capace di rappresentare il Nord. Non credo però che lo farà mai. La mia è più una speranza. Ho fatto il suo pretoriano in Consiglio regionale per tanti anni e mi dispiace vedere che venga buttato via gran parte del lavoro costruito in quegli anni».
Gli ultimi sviluppi, con Salvini deciso a restare alla guida della Lega e Vannacci in crescita, rafforzano la sua analisi?
«Sì. Perché confermano che il tema vero non è chi guiderà la Lega. Il tema è che oggi esiste uno spazio politico che nessuno rappresenta più. Se un partito perde la propria identità e la propria missione, inevitabilmente qualcun altro prova a occupare quello spazio. È quello che sta accadendo».
È per questo che continua a rivolgere un appello a Zaia?
«Sì. Ma serve coraggio. Il coraggio di prendere atto che la Lega non è più quella che interpretava le istanze del Nord e di costruire qualcosa di nuovo prima che sia troppo tardi».
Il suo appello a Zaia nasce anche da un rapporto personale molto stretto. Si è sentito deluso?
«Sono forse quello che ha pagato più di tutti la sua candidatura. Con Zaia candidato nella mia provincia era oggettivamente molto difficile. È un po’ il paradosso: per anni mi chiamavano il suo delfino e alla fine sono finito nella tonnara».
Che rapporti avete oggi?
«L’ho sentito, ma poco. Più che l’aspetto politico, mi ha colpito quello umano. Qualcosa di diverso me l’aspettavo. Mi torna in mente una battuta del film Wall Street. Quando Gordon Gekko dice: “Se vuoi un amico, comprati un cane” . Ecco, ogni tanto ripenso a quella frase».
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