Violenza sulle donne, più richieste d’aiuto: all’ospedale di Mestre accessi cresciuti del 40%

Ventimila le denunce all’anno, età media sotto i 40 anni, per lo più italiane. «Numeri in aumento, c’è più consapevolezza»

Matilde Bicciato
I dati del pronto soccorso dell’angelo di Mestre
I dati del pronto soccorso dell’angelo di Mestre

Non solo una percezione, ma una realtà che i numeri continuano a confermare. Dal 2022 al 2025, il numero delle donne che ha fatto ingresso all’interno del pronto soccorso di Mestre per violenza domestica è salito del 39,4 per cento. La violenza di genere si dimostra essere, quindi, un fenomeno in costante espansione, un’ombra che grava sulle vite di moltissime donne. A certificarlo, in primis sono proprio i dati dell’ospedale dell’Angelo.

Ogni anno, sono circa 20 mila le donne, tra i 15 e i 60 anni, che entrano in Pronto soccorso per ricevere cure mediche. Un dato stabile (se non qualche piccola variazione) dal 2022 al 2025.

All’interno del flusso complessivo però si inserisce una quota di donne che si presenta all’accettazione con ferite compatibili con aggressioni subite per mano di mariti, compagni, fidanzati. Contusioni, lacerazioni, calci, pugni, prese strette al corpo. Nel 2025 sono state 145 le donne entrate all’ospedale dell’Angelo con ferite certamente compatibili con delle aggressioni. Nel 2022 gli stessi casi erano 108. Nel 2023 erano 133. Nel 2024 erano scesi, di poco, a 113.

Un dato che si presta anche a una lettura dal punto di vista anagrafico e sociologico. Nel 2025 l’età media delle donne vittime di violenza è di 38,2 anni. In calo rispetto ai 40,7 del 2024, ai 41,3 del 2023, ai 40,9 del 2022. L’età media, quindi, si abbassa. Le donne picchiate sono, sebbene di poco, più giovani. Un tema è anche la nazionalità: nel 2025 delle 145 donne aggredite e arrivate al Pronto soccorso, 88 erano italiane, 57 di origine straniera.

Una proporzione che negli anni precedenti era anche più evidente, contando molte cittadine straniere tra le vittime, con una divisione quasi pari tra i due dati. Nel 2022, per esempio, le donne entrate per violenza erano 108. Di queste, 56 erano italiane e 52 straniere. Nel 2023, di 133 entrate, 63 erano italiane e addirittura 70 le straniere.

«Numeri in aumento che sottolineano anche come ci sia più consapevolezza da parte delle vittime e più personale formato in grado di far emergere queste situazioni» spiega Ermelinda Damiano, responsabile del centro anti violenza di Venezia. «La violenza di genere, lo si vede dai dati, è un fenomeno trasversale. Il problema è sempre culturale, sia che si tratti di donne italiane e non. Poi ci sono culture in cui le donne sono senza diritti.

Donne senza lavoro, non indipendenti, limitate nei percorsi di emancipazione. Vite in cui la violenza psicologica può essere una costante. Motivo per cui nei centri, una volta prese in cura, le donne hanno anche la possibilità di rimettersi in gioco lavorativamente, se prima non gli veniva permesso. Questo vale anche per le italiane» continua Damiano.

«A chi compie atti di violenza simili manca il culto del rifiuto. Spesso le donne non capiscono di essere vittime di violenza e credono, almeno all’inizio, di essere al centro dell’attenzione di un partner che invece su di loro non fa altro che operare controllo. Bisogna insegnare a riconoscere i segnali di controllo nella vita quotidiana». 

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