Venezia, la Diedo arriva in Consiglio. Mozione unitaria ma è scontro politico
La Diocesi risponde a Martini: «Ci siamo attivati per esercitare ogni azione possibile per tutelare la scuola di Cannaregio»

Votata all’unanimità la mozione unitaria del Consiglio comunale per la tutela della scuola primaria Diedo, il cui destino è ancora incerto. Due le mozioni inizialmente presentate, una del consigliere Giovanni Andrea Martini (Tutta la città insieme), appoggiata da tutta l’opposizione e, l’altra, last minute, del leghista Nicola Gervasutti, sottoscritta da tutto il centrodestra. Dopo scambi accesi e un diverbio tra Martini e il consigliere fucsia Alessio De Rossi, dopo i tentativi della presidente Ermelinda Damiano di riportare la calma in sala e una pausa di quasi venti minuti, il Consiglio ha fatto quadrato per la scuola di Cannaregio.
Se l’obiettivo è comune - ovvero «tutelare il servizio per le famiglie ed evitare qualsiasi forma di speculazione», come ha ribadito l’assessora al patrimonio Paola Mar - il tema è tutto politico. E, a pochi mesi dalle elezioni comunali, non potrebbe essere altrimenti. Per il capogruppo dei dem, Giuseppe Saccà, si tratta di «una situazione incresciosa in cui ci troviamo per responsabilità evidenti della giunta», Martini parla di «assenza degli assessori competenti», Monica Sambo (Pd) di «una grossa lacuna politica» e Sara Visman (M5s) si, augura che «in futuro non ci siano altri tempi morti che possano creare problemi come questi». Marco Gasparinetti (Terra&Acqua) - il cui schieramento alle comunali è ancora incerto - non entra nella polemica. Polemica che accende il pacato De Rossi («hanno la coda di paglia», dicono dagli scranni dell’opposizione), che difende l’operato della giunta.
Oltre alla mozione, è arrivata anche la risposta della Diocesi di Venezia alla lettera inviata dallo stesso Martini, un appello per frenare la speculazione che, per il consigliere, avviene anche da parte degli ordini religiosi. A firmare la missiva, il vicario episcopale per gli affari economici, monsignor Fabrizio Favaro. «La Chiesa di Venezia è impegnata non da oggi a favorire un rinnovato uso ecclesiale e sociale di tali immobili, in particolare per l’educazione dei bambini e le opere di carità e, nel locare i propri immobili, ha scelto di favorire la residenzialità in Città mediante canoni calmierati in accordo con i patti territoriali sottoscritti con l’Amministrazione comunale: a titolo di esempio il Complesso delle Muneghette all’Arsenale, il Convento dei Catecumeni a Dorsoduro o l’ex Monastero Santa Chiara a piazzale Roma», ricorda Favaro.
Sul caso della Diedo, il Patriarcato fa sapere di essersi «già attivato con i propri consulenti per valutare i profili storici e giuridici ed esercitare ogni azione utile alla tutela dei propri diritti e dell’uso educativo dello stabile di Cannaregio».
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