Venezia, scuola Diedo in vendita. Martini scrive al Patriarca: «La Chiesa non speculi sulla città»

Il consigliere di Tutta la città insieme torna sull’alienazione a soggetti privati degli immobili di proprietà degli ordini religiosi: «Privilegiare progettualità coerenti con l’interesse pubblico, i rischi sono la desertificazione residenziale e l’indebolimento della vita sociale cittadina»

Maria Ducoli
Una protesta alla scuola primaria Diedo di Venezia
Una protesta alla scuola primaria Diedo di Venezia

Il caso della vendita della scuola primaria Diedo di Cannaregio continua a far parlare la città e giovedì 26 febbraio arriverà in Consiglio comunale. Intanto, il consigliere e candidato sindaco Giovanni Andrea Martini (Tutta la città insieme) ha scritto al patriarca Francesco Moraglia, riportando al centro del discorso l’alienazione degli immobili degli ordini religiosi.

«L’iniziativa», spiega Martini, «nasce da una crescente preoccupazione civica rispetto a un fenomeno che negli ultimi anni si è progressivamente intensificato: la cessione di immobili storicamente appartenenti a congregazioni religiose a soggetti privati orientati prevalentemente a finalità speculative, in particolare nel settore turistico-ricettivo».

Una dinamica che, per il consigliere, si inserisce in un contesto già critico per la città, «segnato da una costante riduzione della popolazione residente e da una trasformazione sempre più marcata del tessuto urbano in funzione esclusiva del turismo. La vendita di strutture che per decenni hanno ospitato attività educative, sociali e comunitarie rischia di contribuire ulteriormente alla desertificazione residenziale e all’indebolimento della vita sociale cittadina».

La lettera richiama, in particolare, il recente caso della Diedo, il cui destino è ancora appeso al filo delle trattative tra il Comune di Venezia e la società incaricata alla vendita da parte delle suore della Redenzione. «Nella lettera», fa sapere Martini, «si riconoscono le oggettive difficoltà economiche e organizzative che possono indurre gli ordini religiosi a dismettere le proprie sedi. Tuttavia si propone una riflessione sull’opportunità di promuovere, laddove possibile, criteri di scelta che privilegino progettualità coerenti con l’interesse pubblico: iniziative educative, culturali, sociali, associazionistiche o residenziali capaci di contribuire concretamente alla vitalità della comunità veneziana».

L’appello rivolto al Patriarca è quello di valutare la possibilità, nei limiti delle sue competenze e prerogative, di invitare gli ordini religiosi a considerare prioritariamente soluzioni che mantengano una destinazione d’uso orientata al bene comune della città, in coerenza con la missione storica della Chiesa di prossimità e servizio alla comunità. Insomma, Martini, per quanto abbia precisato che «l’obiettivo non è polemico ma costruttivo», ha tirato la giacchetta della Curia, ricordano come la speculazione e il guadagno non dovrebbero certo essere prerogative della Chiesa. Considerazione fatta anche dal sindaco Luigi Brugnaro, l’indomani dell’ultimatum ricevuto per l’acquisto della Diedo.

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