Inchiesta Palude e il libro sull’onestà amministrativa: «Chi controlla viene isolato»

L’ex amministratore ha scritto un libro partendo dall’esperienza come amministratore pubblico, assessore e presidente di Insula: «Tutti sono innocenti fino al terzo grado ma quell’inchiesta mi ha fatto male»

Francesco Furlan
Paolo Dalla Vecchia
Paolo Dalla Vecchia

Un po’ testimonianza, un po’ manuale per riconoscere le zone grigie, quelle dove è più facile che si infiltri la corruzione. E un po’ anche, un manifesto per «servire il bene pubblico» dedicato a chi «vuole amministrare senza farsi piegare».

Si intitola “Tu non sai quanto furba è l’onestà” (Supernova Edizioni) il libro di Paolo Dalla Vecchia, avvocato cassazionista, vent’anni di esperienza amministrativa alle spalle con diversi ruoli tra i quali: presidente del Consorzio di Bonifica Dese Sile, presidente dell’Esu, assessore provinciale all’Ambiente e, da ultimo, presidente di Insula. Un presidente messo in disparte – come emerge dalle carte dell’inchiesta Palude sui presunti casi di corruzione a Venezia – perché troppo puntiglioso.

Il libro

Da presidente voleva vedere le carte, verificare i procedimenti degli appalti, verificare la solidità delle aziende vincitrici. Un atteggiamento che – sempre stando alle carte della procura – lo aveva fatto entrare in contrasto con il sindaco Luigi Brugnaro proprio sul tema della gestione degli affidamenti di lavori alle imprese. Dalla Vecchia aveva visto che c’era qualcosa che non andava e voleva segnalarlo all’anti-corruzione.

La copertina del libro
La copertina del libro

Da qui la proposta del capo di gabinetto, Morris Ceron, per un potenziamento del ruolo, anche nelle deleghe, della direttrice Alessandra Bolognin (tra gli indagati dell’inchiesta, ma quando era presidente di Ive). Così da mettere sostanzialmente alla porta Dalla Vecchia, che poi ha concluso il suo mandato.

«Saranno i giudici a stabilire se ci sono stati dei reati, le persone sono innocenti fino al terzo grado di giudizio», premette Dalla Vecchia, «ma certo è che l’inchiesta Palude mi ha fatto male, per il modo in cui sono stato trattato. Una vicenda personale che mi ha spinto a scrivere questo libro non per accusare qualcuno (nel libro non ci sono riferimenti a singoli episodi o indagati, ndr) ma per aiutare i giovani amministratori a capire, a riconoscere le tante zone d’ombra che ho incontrato nella mia vita di amministratore pubblico.

La corruzione è una malattia curata con l’aspirina. E spesso chi chiede chiarimenti viene accusato di voler bloccare tutto. Ma le decisioni si prendono rispettando le regole. La corruzione non inizia con le tangenti. Inizia quando i controlli si indeboliscono e le regole diventano elastiche».

Un libro destinato a fare rumore. «A essere isolato», dice l’ex presidente di Insula, «sono abituato». La scelta del titolo dice già molto. «Una frase che mi disse il senatore liberale Augusto Premoli, una frase che gli era stata detta in un colloquio da Papa Giovanni XXIII e che per me ha sempre rappresentato una sorta di eredità da tenere viva». Dalla Vecchia è un uomo di destra. Ultimo commissario veneziano del Partito liberale (al quale si era iscritto nel 1985), è stato poi tra i fondatori di An ed è ancora iscritto a FdI anche se non ricopre più incarichi nel partito. Da figura di riferimento del Pli ha attraversato la stagione di Mani Pulite, l’inchiesta del pool di Milano, la fine della Prima Repubblica e la speranza che le cose potessero cambiare.

Tangentopoli 

«E invece un po’ alla volta dopo Tangentopoli con la bandiera della sburocratizzazione sono stati depotenziati i sistemi di controllo, ridotto il potere della Corte dei Conti, e sono aumentate nelle amministrazioni e nelle partecipate le zone grigie, terreno fertile per la corruzione». Dalla Vecchia cita un esempio su tutti: «Lo smantellamento dei Comitati regionali di controllo che fino al 2000 avevano il compito di verificare la legittimità degli atti delle amministrazioni comunali».

La biografia di Dalla Vecchia racconta quanto sia difficile tenere la sbarra dritta. Da assessore provinciale all’Ambiente (2009-2014) ricevette minacce e gli bruciarono l’auto per la sua intransigenza nella gestione delle autorizzazioni per il ciclo dei rifiuti speciali a Porto Marghera.

«Vent’anni da amministratore sono una scuola», scrive nel libro, «che ti insegnano a leggere tra le righe di una delibera o a capire cosa c’è dietro un piano regolatore». Esperienze che Dalla Vecchia ha deciso di condividere con il suo libro. «Molti giovani amministratori si trovano in ruoli importanti senza un minimo di esperienza», dice l’autore, «spero che questo libro possa essere d’aiuto a comprendere le zone grigie». Le più pericolose, quelle degli appalti, perché la legalità non si difende «solo con le leggi».

«Dai bandi cuciti su misura per un’azienda alle esperienze pregresse uniche, alle valutazioni sulle migliorie passando per le gare cui le aziende partecipano solo per fare numero, sapendo già chi vincerà. Sono tanti gli escamotage. È compito degli amministratori capirlo, e saper dire di no, a costo di restare isolati». 

 

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