Scuola Diedo, chiesti 10 milioni: il Comune valuta l’esproprio
L’immobiliare ha mandato i dettagli di vendita al Comune, un mese per accettare. Ca’ Farsetti avvia l’istruttoria per la stima dello stabile: «Resta l’opzione dell’affitto»

La trattativa è aperta e si annuncia tutto fuorché tranquilla, tra ultimatum, minacce di espropri e tempi strettissimi. Il tutto a un passo dalla tornata elettorale. La compravendita della scuola primaria Diedo è entrata nel vivo quando, lo scorso giovedì, la società incaricata dall’ordine religioso delle suore della Redenzione ha inviato via pec al Comune le condizioni di vendita.
La trattativa
Nero su bianco, l’agente immobiliare ha fatto sapere al Comune che lo stabile in fondamenta Grimani costa dieci milioni di euro tondi tondi, a cui va aggiunta la provvigione. Scandite anche le tempistiche: Ca’ Farsetti ha tempo un mese per accettare, mentre il preliminare dovrà essere firmato entro il 30 aprile. Tempi stretti, asticella alta e, da quello che risulta, poco margine di trattativa. Un caso che si inserisce in una serie di altri immobili messi in vendita dalle suore in tutt’Italia, tra gli ultimi anche Villa Mater Boni Consilii, a Padova, per poco più di tre milioni.
Ca’ farsetti: «verifiche in corso»
Il sindaco Luigi Brugnaro, già la scorsa settimana, davanti all’ultimatum della società incaricata alla vendita, aveva cavalcato una linea dura, facendo sapere che la scuola non si sarebbe spostata dalla sua sede attuale, a costo di intraprendere la via dell’esproprio. A condizioni di vendita ricevute, Ca’ Farsetti fa sapere che l’attenzione verso la Diedo resta massima.
«Gli uffici del Patrimonio hanno avviato l’istruttoria per la stima del bene, finalizzata all’eventuale esproprio dello stesso per pubblica utilità», spiegano, «ferma restando sempre aperta l’opzione del rinnovo della locazione. Verifiche in corso anche sull’iter di vendita seguito dalla proprietà, che è molto più complesso di una classica compravendita tra privati. C’è un bene ecclesiastico da una parte e una pubblica amministrazione dall’altra».
Allarme speculazione
Brugnaro, nei giorni scorsi, aveva puntato il dito contro l’ordine, augurandosi che «la decisione di non affittare più non sia stata avallata dalle suore, il cui mandato dovrebbe essere, invece, coerente con finalità educative e sociali, non speculative». Davanti ai dieci milioni chiesti dalle suore, l’ipotesi che si tratti di una speculazione, l’ennesima in città, torna più forte di prima.
L’opposizione in Consiglio comunale, a colpi di mozioni e interrogazioni, ha chiesto spiegazioni e rassicurazioni sul da farsi della scuola. La mozione di Giovanni Andrea Martini, appoggiata dagli altri partiti, è stata rinviata alla prossima seduta, prevista il 26 febbraio. Quando, probabilmente, anche gli assessori avranno in mano le perizie.
Rassicurazioni alle famiglie
Il Comune, così come l’Ufficio Scolastico Regionale, ha già rassicurato le famiglie: a settembre i bambini torneranno in classe nello stesso stabile. Una certezza che per l’amministrazione è granititica, nonostante la partita sia ancora tutta da giocare. Di certo c’è che tra i genitori così come tra gli scranni dell’opposizione una cosa è chiara: la giunta fucsia a tre mesi dalle elezioni non può permettersi di perdere una scuola. —
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