La piaga dei rifiuti abbandonati: «Mobili e lavatrici in calle. Lo smaltimento costa un milione»
L’associazione Garanzia Civica denuncia la mancanza di un centro di conferimento in centro storico: «Situazione discriminatoria rispetto a Lido e Terraferma». Bonifiche da 1,5 milioni l’anno a carico dei cittadini

Imbattersi in materiali edili di scarto a Venezia sta diventando sempre più frequente. Segno di un problema che, per l’associazione Garanzia Civica, sta diventando sempre più urgente: manca in città un centro di conferimento per questo genere di scarti. E in effetti, a giudicare dalle segnalazioni, ce n’è davvero per tutti i gusti.
In rio terà del Forner, ad esempio, non più tardi di qualche tempo fa ci si poteva imbattere in una lavatrice, circondato da ante, mobili e altri sacchi neri pieni di altro materiale di scarto. Scomparso questo, sempre nello stesso tratto affacciato sulla laguna è stato il turno di una rete con doghe per un letto matrimoniale.

Ma il problema riguarda Sacca Fisola: armadi, lavandini, materassi, qualche poltrona e addirittura un bidet. Cambiando sestiere, la situazione resta più o meno sempre la stessa. Paludo Sant’Antonio, a Sant’Elena, ma anche Quintavalle a San Pietro. O ancora fondamenta della Tana. Da più di un anno Garanzia Civica chiede a Veritas di realizzare un centro per il conferimento di rifiuti edili da piccoli “interventi in economia” anche a Venezia. Come già avviene per gli ingombranti, la raccolta potrebbe essere organizzata a domicilio e su prenotazione.
«Appare discriminatorio che al Lido e in Terraferma si possa conferire questo tipo di rifiuto e nel centro storico di Venezia no». spiega il portavoce dell’associazione, Andrea Gusso, «inoltre da ottobre 2025 chiediamo un incontro con il Comandante della polizia locale per discutere sulla fattibilità dell’installazione di videocamere in alcune aree sensibili, in modo particolare in rio terà del Forner, a Castello, dove il fenomeno si ripresenta più frequentemente. Pare che il Comune abbia proposto il posizionamento di nuove telecamere e, se del caso, chiederemmo che almeno una venga prevista in quest’area».

Certo, in città non si verificano gli episodi di discariche a cielo aperto che restano al loro posto per settimane e settimane, come invece avviene altrove. Veritas, infatti, una volta allertata interviene tempestivamente per rimuovere i rifiuti.
«Ma ricordiamo che i costi di bonifica», conclude Gusso, «ricadono comunque a carico della comunità e sono pari a 1,5 milioni di euro all’anno. Riteniamo che 52 multe elevate su 1567 controlli a Castello non possa rappresentare un risultato incoraggiante: costituiscono il 3,3% dato che purtroppo è comune ad altre zone della città. Forse sarebbe sufficiente incrociare le date di abbandono con quelle delle autorizzazioni comunali rilasciate a privati per lavori di manutenzione ordinaria-straordinaria nei pressi delle aree di abbandono».
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