Venezia, il Giustinian è casa di comunità: «Ci sono gli ambulatori, ma non i medici»
Viaggio nella prima casa di comunità veneziana aperta dove gli utenti trovano risposte ambulatoriali. Mancano gli specialisti: «Difficile trovare professionisti»

All’ingresso il bianco della nuova insegna scintilla sotto il sole di questo luglio rovente. Il cartello recita “Casa della comunità di Venezia Giustinian”.
Ma, prima di essere una Casa della comunità, è una casa voluta dalla comunità, che si è battuta per anni affinché diventasse il punto di riferimento del centro storico, all’interno del nuovo sistema che punta al potenziamento della sanità territoriale.
Le nuove insegne troneggiano anche nella vicina medicina di gruppo che, stando al modello previsto dalle Case di comunità, diventa una costola della struttura, soprattutto dopo l’accordo firmato dai medici di base con la Regione, per regolamentare la loro presenza all’interno del servizio.
Mentre fuori l’estate non dà tregua, dentro gli anziani chiacchierano tra loro mentre aspettano di essere chiamati al Cup, al Centro prelievi e negli ambulatori di Radiologia.
Vengono soprattutto da Dorsoduro e San Polo, ma c’è anche qualche giudecchino. Qualcuno si appoggia al deambulatore per attraversare i corridoi, altri stringono tra le mani sudate i loro bastoni.
«Comunque lo chiamiamo, il Giustinian è il Giustinian. L’importante è che funzioni», commenta la signora Anna, 90 anni, mentre aspetta il suo turno seduta sulle sedie di metallo.
La vera rivoluzione della Casa di comunità è una porticina nascosta, che potrebbe passare inosservata ed essere scambiata per una porta come tante, invece è la promessa di risposte certe, in tempi brevi.
È la promessa di una sanità di prossimità che non lascia solo nessuno. Il cartello spiega “Cure primarie - ambulatorio medico h24 - 7/7”.
Sotto, le pubblicità del numero unico 116-117 illustrano agli utenti le procedure da mettere in atto: prima la chiamata poi, se necessario, i pazienti vengono inviati qui per una visita medica, che sia di giorno o di notte.
A metà strada tra una guardia medica e un Pronto soccorso per i codici minori, con accesso mediato dal servizio telefonico, l’ambulatorio delle cure primarie permette a tutte quelle persone che non hanno un medico di base o che per mille motivi non riescono a raggiungerlo di avere delle risposte sanitarie e delle visite velocemente.
Certo, non c’è la continuità o la fiducia che è alla base del rapporto medico-paziente, ma in un periodo storico segnato dalle difficoltà per la medicina territoriale, con pochi professionisti dai massimali alle stelle e rapporti spesso tesi con la politica, è un tampone che permette alle persone di non sentirsi sole tra gli acciacchi e i problemi di tutti i giorni che esigono delle risposte.
«Bisogna, però, spiegare meglio agli anziani come funziona questo servizio e come ci si deve interfacciare», commenta Francesca Corso, della Vetrina del volontariato di Dorsoduro che, a tal proposito, chiederà all’Usl 3 di organizzare un incontro pubblico.
Se le Cure primarie sono un servizio che ha già ingranato, le porte del Punto unico di assistenza (Pua), dove i pazienti potranno ricevere informazioni anche rispetto alle pratiche burocratiche, apriranno solo più avanti.
Il sistema delle Case di comunità non è ancora entrato nel vivo: a mancare sono gli specialisti, introvabili, a Venezia come in tutt’Italia.
«Se durante una visita il medico si accorge di un problema cardiaco, si può fare l’esame sempre qui?» chiede una signora. Il personale scuote la testa. «No, ci sono gli ambulatori, ma non i medici. Non ancora, almeno».
Mentre il modello nato dopo la pandemia e ora messo ufficialmente a terra deve ancora prendere il ritmo, scontrandosi inevitabilmente con la crisi del personale, i veneziani tirano un sospiro di sollievo, davanti a quell’insegna scintillante: dopo anni di battaglie, il Giustinian è salvo.
Una vittoria dal basso, a colpi di petizioni, raccolte firme, manifestazioni. Prima, nel 2018 contro il depotenziamento dei servizi, poi, nel 2022 contro la candidatura della sede a ospitare l’Autorità europea anti riciclaggio, promossa dal governatore Zaia, proposta poi bocciata dall’Europa.
Infine, negli ultimi anni, il Movimento per la difesa della sanità pubblica in testa e tante altre associazioni e comitati cittadini dietro, ma anche l’opposizione in Consiglio comunale, si erano battuti affinché la sede della Casa della comunità del centro storico fosse proprio il Giustinian, particolarmente strategico.
Se durante il mandato dell’allora dg Edgardo Contato non sembrava esserci alcun margine di possibilità, tra i primi atti firmati dal nuovo direttore Massimo Zuin c’è stato proprio l’inserimento della struttura nell’elenco delle sedi, andando così ad aumentare l’offerta sanitaria per la città d’acqua che, accanto al Giustinian, può contare anche sulla Casa di comunità al Civile e al Lido.
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