“Venezia fu turistica”. Lunedì doppia manifestazione: si risveglia una città diversa

VENEZIA. Venezia si ribella all’idea di un ritorno del turismo di massa con il più grande striscione della storia della laguna. Nelle prossime due settimane quell’anima della città, che da anni chiede un’alternativa alla monocultura turistica, scenderà in campo con tre catene umane per mostrare a tutto mondo che un cambiamento è possibile.
Dalla manifestazione “Venezia fu turistica” del 13 giugno alle Zattere (promossa No Grandi Navi, Fridays For Future e Quartieri in movimento), alle due catene umane di lunedì, una contro i lancioni a Fondamente Nove e l’altra contro il progetto della società MTK negli ex gasometri, la città urla di frenare la monocultura turistica. Il timore è che, dopo i due mesi di chiusura dovuti al coronavirus e l’imminente riapertura dei confini, si assista in nome della ripresa economica a una corsa sfrenata a quel turismo selvaggio che da anni si cerca di contrastare.
LANCIONI ED EX GASOMETRI
Lunedì alle 19 si formerà una catena umana da Santi Giovanni e Paolo alle Fondamente Nove per abbracciare simbolicamente l’Ospedale Civile e dire no alla realizzazione del pontile per lancioni, in via di costruzione proprio a pochi metri dalla cavana del Pronto Soccorso. La protesta è il risultato della petizione dei residenti che si sono uniti per dire no alla turistificazione dell’area, ancora fuori dalle folle turistiche. Alla stessa ora, con partenza da San Francesco della Vigna verso le Fondamente Nove, si formerà un’altra catena umana che abbraccerà gli ex gasometri dove dovrebbero sorgere due edifici con appartamenti di lusso a possibile destinazione turistica. «L’idea delle due catene umane è quella di abbracciare una parte della città che i cittadini vogliono proteggere dall'invasione turistica» spiega l’architetto Giovanni Leone, firmatario di entrambe le petizioni. «Questi interventi rischiano di penalizzare la città vissuta dai residenti. Il primo perché volendo alleggerire zone troppo affollate come San Marco, appesantisce aree popolari che non sono ancora state invase. Il secondo perché, realizzando appartamenti di lusso, aumenta il valore degli immobili e cambia proprio l’anima dell’area. Al posto degli appartamenti di lusso dovevano esserci spazi per i cittadini».
Il filo conduttore che lega entrambe le catene umane è quello di una richiesta di ripensare il futuro della città tenendo presente i residenti e non sempre gli interessi economici. Oltre a un no al turismo mordi e fuggi, i cittadini sono preoccupati per l’ulteriore moto ondoso di un’area già super trafficata, per il silenzio doveroso che deve esserci attorno ai luoghi di cura e per il possibile disagio al transito delle ambulanze.

VENEZIA FU TURISTICA
La stessa filosofia si ritrova alla base della manifestazione del 13 giugno alle Zattere, dove è previsto il più grande striscione della storia delle proteste in città. Anche in questo caso il movimento No Grandi Navi contesta il modello turistico attuato in questi anni e chiede che Venezia diventi simbolo della giustizia climatica. «Il periodo di lockdown ha mostrato una città senza moto ondoso e senza masse turistiche e deve insegnarci a ripensare la città» ha detto Stefano Michieletto dalla sede dei No Grandi Navi. «Non si può dire che si sta pensando alla residenzialità soltanto perché quest’anno gli universitari andranno a vivere nei B&B o nelle locazioni turistiche vuote perché significa aiutare gli imprenditori e non la residenzialità». Il movimento ha organizzato un’assemblea il 9 giugno alle 18 in Campo Santa Maria Formosa dove si discuterà di Mose, Grandi Navi, dell’inceneritore di Fusina e di mobilità per produrre un’alternativa per il futuro della città. —
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