L’idea Fabbriche Nuove come polo di ricerca, ecco cosa ne pensano i candidati sindaci di Venezia

I candidati a Ca’ Farsetti si confrontano con la proposta lanciata dalle pagine del nostro giornale sul futuro dell’edificio di Jacopo Sansovino all’ombra del ponte di Rialto. Tutti concordi sul fatto che in centro storico non ci sia spazio per altre strutture ricettive

Marta Artico
Le Fabbriche Nuove a Rialto
Le Fabbriche Nuove a Rialto

Sono tutti d’accordo, i candidati sindaco di Venezia, che nel cuore della città storica non c’è spazio per altre strutture ricettive. Fa discutere l’idea di un centro di resilienza climatica alle Fabbriche Nuove, lanciata martedì 1 aprile da Gianni Moriani.

Le Fabbriche Nuove a Rialto, quel capolavoro rinascimentale che aspetta di poter rinascere
La facciata delle Fabbriche Nuove che dà sul Canal Grande

«Con il passaggio di tutte le funzioni del Tribunale alla Cittadella della giustizia, Venezia si trova di fronte a una scelta: lasciare che un edificio strategico nel cuore insulare si spenga nel silenzio oppure decidere in anticipo cosa farlo diventare – dice il candidato del centrodestra, Simone Venturini – L’ex Tribunale ha una vocazione naturale alla complessità funzionale: aule grandi, spazi articolati, accessibilità. È la struttura ideale per un Urban Center che non sia uno showroom istituzionale, ma un luogo dove università, imprese, artigianato evoluto e pubblica amministrazione lavorano fianco a fianco».

Un tassello che può aggiungersi alla riqualificazione dell’area. «L’obiettivo – prosegue Venturini – è rilanciare l’intero Rivo Alto: un asse con il restyling dei banchi e il progetto di riqualificazione della Loggia delle Pescherie di Rialto di Muve quale spazio multifunzionale. L’edificio è pubblico, la regia deve restare pubblica. Nessuna svendita – assicura – nessuna privatizzazione mascherata da rigenerazione».

Per Andrea Martella, candidato del centrosinistra, l’area di Rialto è strategica: «L’intera area realtina deve tornare a produrre futuro e nuove tipologie di lavoro qualificato e merita una progettazione ambiziosa. Non possiamo accontentarci di una visione miope che riduce quest’area a un semplice snodo commerciale per il turismo di massa. La mia proposta è chiara: gli edifici pubblici attualmente vuoti o sottoutilizzati nell’area devono diventare spazi polifunzionali. Luoghi dove la vendita di prodotti alimentari di qualità si integri con attività culturali, di ricerca e innovazione, artigianali. Rialto deve tornare a essere un luogo di scambio e di produzione capace di accogliere funzioni pregiate. Esistono già proposte mature che purtroppo finora non hanno trovato ascolto in amministrazione. Serve coraggio nel rilanciare un’idea di città che metta al centro la comunità, il lavoro, la ricerca, l’innovazione e la cultura».

«Rialto non è un angolo qualsiasi: è il primo nucleo abitato, la vera nascita di Venezia. Da qui la città deve rinascere» sottolinea Pierangelo Del Zotto di Prima il Veneto, intervenendo sul progetto di trasformare le Fabbriche Nuove di Jacopo Sansovino in un Parco Scientifico per l’innovazione. «L’idea di un polo di ricerca è interessante, ma solo se l’innovazione resta legata alla nostra storia. Rialto è stato per secoli il cuore produttivo della città. Oggi lì devono nascere posti di lavoro per veneziani e pendolari, mettendo in rete artigiani, giovani progettisti, ricercatori e imprese che scelgono davvero Venezia». Conclude: «Venezia da Rialto può rinascere con un’innovazione che non cancella la tradizione, ma la mette al centro: tecnologia al servizio dei veneziani, non il contrario».

«Il tema portante della nostra scelta di candidarci è proprio questo, interviene il candidato sindaco di Ora! Michele Boldrin «Terziario avanzato, ricerca e investimenti privati come alternativa alla gramigna turistica. Ma senza un’amministrazione comunale che crea le condizioni, investe sui servizi, coordina le forze vive della città e fa pressione sul governo nazionale (oltre ad evitare di buttare 300 milioni negli stadi pro-domo propria) i grandi centri di ricerca mondiali ed i capitali che li finanziano non arriveranno mai. L’alternativa alla decadenza di Porto Marghera non deve essere importare lavoro povero e semischiavistico dal Bangladesh ma fare dell’intera area che gravita sulla Laguna di Venezia un “Bacino dei cervelli e della conoscenza”. Prosegue: «Non è con gli investimenti e i sussidi pubblici che si crea ricchezza nel terziario avanzato, nella conoscenza, nella ricerca. Al contrario serve rendere Venezia attraente per docenti e studenti. Questo implica creare spazi edilizi e di servizi di qualità e decongestionare la città dalla gramigna del turismo selvaggio». Infine: «Occorre che il Comune incentivi le università locali a distribuirsi sul territorio e sappia attirarne altre, sia italiane che straniere. Occorre una legislazione che permetta il recupero positivo del patrimonio storico».

Il candidato sindaco di Tutta la Città insieme, Giovanni Andrea Martini, ha le idee chiare: «La soluzione migliore, è ibrida. Al piano terra botteghe artigiane e mercato contemporaneo e attività aperte e visibili, importanti anche per diventare presidi attivi di una zona che sta degradando verso una movida sterile». Non solo: «Gli spazi aperti dovrebbero ospitare uno spazio teatrale e uno cinematografico per le produzioni giovani. Ai piani superiori: formazione (scuole di mestieri), spazi culturali e incubatori per start up e innovazione con imprese legate a sostenibilità lagunare, turismo intelligente, economia circolare».

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