Venezia è arrivata a 50 mila abitanti. «Per la città gli investimenti sono nulli»

“Ocio”, l’Osservatorio sulla casa: «Negli ultimi 30 anni calo del 19 per cento in terraferma contro il 38 per cento nelle isole»
Patrizia Veclani di “Ocio”
Patrizia Veclani di “Ocio”

VENEZIA. Venezia sotto i 51 mila abitanti, ma come si contrastare il fenomeno? Da anni lo urlano gli abitanti, ne scrivono i giornali, lo documenta Venessia.com, ma le politiche abitative non cambiano. Eppure di proposte ce ne sarebbero, come racconta la statistica Patrizia Veclani di “Ocio” (Osservatorio civico indipendente su casa e residenzialità), associazione nata nel 2014, quando Venezia era commissariata, per colmare il vuoto lasciato dall’Osservatorio comunale sulla casa, mai ripristinato.

Di cosa si occupa Ocio?

«Della situazione delle case dell’Erp, di affittanze turistiche e di social housing, ma ultimamente ci siamo soffermati anche sulla condizione demografica».

Quali sono i dati più rilevanti dello studio?

«Negli ultimi 30 anni nella terraferma si è perso il 19% della popolazione, mentre nella Venezia insulare il 38%. Certo, il calo si registra in tutta Italia, ma a Venezia emerge di più perché ci sono più anziani e perché i giovani se ne vanno».

Dove vanno?

«I giovani vanno nello stesso Comune in terraferma o al Lido, quindi è evidente che non si vogliono allontanare dalla loro città, ma non riescono a sostenerne i prezzi, complici anche la precarietà di molti lavori e il reddito basso. Si stima che fuori dalla Venezia insulare le case costino sempre una media di 100 mila euro in meno. Secondo uno studio della società veneziana Smart Land c’è un flusso in entrata che per il 60% proviene dall’estero e per il 40% dall’Italia, ma non ci sono controlli su chi veramente risiede qui o su quelle persone che hanno contratti transitori e quindi non prendono la residenza. Insomma, è difficile capire chi abita a Venezia».

Qual è l’impatto delle locazioni?

«Sempre secondo Smart Land il 75% della compravendita immobiliare è fatta per investimenti. Dalla fine degli anni Novanta è stato consentito il cambio d’uso da residenziale a ricettivo e c’è stato il primo rialzo significativo delle case, ma soprattutto Venezia è diventata molto appetibile per chi ha dei capitali da investire. Questo significa che calano anche i servizi per chi ci abita».

Proponete soluzioni?

«Per le case Erp riprendere a finanziare il restauro, la manutenzione e la costruzione di abitazioni senza consumo di nuovo cemento. Teniamo presente che i finanziamenti di Regione e Comune sono nulli, quando invece si potrebbe investire l’avanzo di bilancio. Poi utilizzare contratti 4+4 o 3+2 con vantaggi fiscali per i proprietari. Inoltre non ci sono controlli a sufficienza, ma anche l’Europa intima ai Paesi di cambiare rotta e anche veloce».

Come?

«È uscita una risoluzione del Parlamento europeo intitolata Alloggio dignitoso e prezzi abbordabili per tutti dove si osserva che la grande crescita di locazioni sottrae abitazione al mercato e fa salire i prezzi e si conclude dando l’indirizzo a tutti i Governi su come fare le proprie politiche per la casa spiegando che si tratta di un interesse generale di tutti i Paesi». —

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