«Venezia, da noi attenzione massima» La promessa del ministro Giovannini

Ieri al Ministero faccia a faccia con la provveditora e commissaria del Porto Cinzia Zincone su navi, Agenzia e Mose



«Venezia mi sta molto a cuore e mi dedicherò alla soluzione dei suoi problemi». Un messaggio positivo, quello lanciato ieri dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti Enrico Giovannini al termine dell’incontro con la Provveditora alle Opere pubbliche del Triveneto e commissaria dell’Autorità portuale Cinzia Zincone. Un faccia a faccia tra il ministro e la sua dirigente durato quasi un’ora. «Incontro informativo», si limita a dire Zincone al termine del colloquio, «il ministro ha voluto essere informato sullo stato dei progetti e sui problemi aperti». Giovannini era preparato, perché qualche giorno fa aveva ricevuto un corposo dossier inviato proprio dal Provveditorato e dall’Autorità portuale.

Si è parlato prima di tutto di grandi navi. E di come realizzare nei tempi previsti (90 giorni) il bando internazionale per i progetti del nuovo terminal fuori dalla laguna. Dovrà risolvere il problema delle navi passeggeri, sempre più grandi, ma anche quello delle navi commerciali e delle portacontainer transoceaniche che non riescono più ad accedere al porto dentro la laguna. Zincone ha anche consegnato lo stato dell’arte dei lavori per le alternative “provvisorie”. Come il bando per il progetto del terminal a Marghera in canale Industriale Nord, sponda Nord (costo 60 milioni di euro). E poi il piano per attrezzare intanto le banchine delle società Vecon e Tiv.

Il ministro ha ascoltato con interesse. Non si è sbilanciato sul futuro prossimo del porto. L’Autorità portuale, gestita da un commissario dopo l’addio di Pino Musolino, che adesso è presidente del porto di Civitavecchia, attende anche la nomina di u presidente. Potrebbe essere la stessa Zincone, che però andrà in pensione a fine anno.

Si è parlato anche di Mose e delle sue tante problematiche, a cominciare dalla manutenzione e dalla corrosione, e dell’ Agenzia per la laguna. Tutto fermo da sei mesi, dopo la conversione in legge del decreto d’urgenza che aveva istituito il nuovo ente, che dovrebbe sostituire il Consorzio Venezia Nuova – che andrà sciolto una volta completato il Mose – e lo stesso Provveditorato per quanto riguarda le competenze sulla laguna. Una partita ancora aperta. Soprattutto sulla nomina del presidente e sullo Statuto. Gli enti locali rivedicano maggiore spazio e competenze. Per non tornare indietro all’epoca della salvaguardia gestita dai ministeri romani. Una parte importante nel nuovo organismo che dovrà gestire Mose e lavori in laguna dovranno averla gli enti locali (Comune, Città Metropolitana e Regione) e anche i tanti esperti super partes non coinvolti con lo scandalo del Mose o con le scelte sbagliate degli ultimi anni. Giovannini ha promesso attenzione massima alla questione della salvaguardia. Che dovrà gestire con i colleghi della Transizione ecologica Cingolani e dei Beni culturali Franceschini. —

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