Case di riposo, il Comune paga le rette: ma il regolamento non cambia
Ca’ Farsetti non ha ancora modificato il regolamento sulle integrazioni delle rette, ma dopo i ricorsi e le sentenze del Tar ha riconosciuto l’intera quota per il 2026 a una nuova ricorrente. Resta attesa la decisione del Consiglio di Stato

Il regolamento comunale sulle case di riposo non è ancora stato modificato, la sentenza del Consiglio di Stato - a cui Ca’ Farsetti ha fatto ricorso dopo essere stato bacchettato per i parametri utilizzati per calcolare i sussidi economici da dare agli ospiti delle case di riposo pubbliche - deve ancora arrivare.
Ma, nel mentre, il Comune apre il portafoglio e paga l’integrazione per diversi ospiti.
La sentenza
L’ultimo è stato reso noto in una sentenza del Tar. La vicenda nasce dal provvedimento del Comune del 10 aprile 2026, con il quale era stata negata, per l’anno in corso, l’integrazione comunale alla quota alberghiera della retta sostenuta dalla ricorrente, ospitata presso una struttura Ipav di Venezia.
La donna aveva impugnato il provvedimento chiedendo anche l’annullamento delle disposizioni del regolamento comunale che disciplinano l’accesso alle prestazioni economiche destinate, tra gli altri, alle persone anziane non autosufficienti e alle persone con disabilità. Nel ricorso erano state contestate anche le deliberazioni con cui negli anni il Comune aveva determinato il valore della retta alberghiera di riferimento, compresa quella adottata dalla Giunta comunale per il 2026.
Nel corso del procedimento, tuttavia, la posizione dell’amministrazione è cambiata. Il Comune, costituitosi in giudizio, ha depositato una nuova determinazione con la quale ha rideterminato la quota di integrazione economica a proprio carico, anche alla luce di due recenti sentenze del Consiglio di Stato.
La nuova determinazione ha modificato sostanzialmente il quadro della controversia, tanto che il Tar aveva rinviato la trattazione per consentire alle parti di proseguire le interlocuzioni. Successivamente l’amministrazione ha adottato un ulteriore provvedimento con il quale ha accolto la domanda di integrazione della retta per l’intera annualità 2026, con decorrenza dal primo gennaio.
A quel punto è venuto meno l’interesse della ricorrente a ottenere una decisione giudiziaria sul provvedimento originariamente impugnato. La donna, attraverso la propria difesa, ha quindi dichiarato la «sopravvenuta carenza di interesse» alla prosecuzione del ricorso, chiedendo al Tribunale di dichiararlo improcedibile e di compensare le spese tra le parti.
Ricorsi e impugnazioni
Nel luglio del 2025, il Comune ha impugnato la sentenza del Tar che lo condannava a rivedere il proprio regolamento per l'assistenza e il sostegno economico ad anziani, invalidi e disabili ricoverati nelle strutture socio sanitarie pubbliche, sottolineando come l’unico parametro da tenere in considerazione per il calcolo delle rette debba essere l’Isee.
Fino alla sentenza del Tar, arrivata dopo un ricorso del Codacons, il Comune di Venezia, infatti, utilizzava l’Isee come parametro per l'accesso in struttura, per poi fare un conteggio della situazione economica dell’anziano considerando anche eventuali sussidi legati all’invalidità. Ora, però, questo non è più possibile e i giudici hanno scritto nero su bianco che l’unico riferimento da prendere è l’Isee.
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