Venezia capitale della sostenibilità Battezzata una nuova Fondazione

/ venezia
L’obiettivo dichiarato della nuova Fondazione “Venezia Capitale mondiale della sostenibilità” è di quelli che mette i brividi, perché se ne parla da decenni in una città schiaffeggiata dall’erosione di abitanti, dai cambiamenti climatici e da 34 milioni di turisti che presto torneranno (ricchezza e dannazione). Promette, infatti, di ristrutturare e realizzare 5 mila abitazioni per invertire il calo dei residenti e dare alla città storica 10-12 mila nuovi “veneziani” e 15 mila posti di lavoro nel settore dell’economia sostenibile, variamente declinata: dall’idrogeno all’artigianato, alla bio-agricoltura.
Punta a fare di Venezia ancor più una città campus della ricerca sui temi dello sviluppo e della riconversione industriale ad impatto zero, iniziando - concretamente - da Porto Marghera. E promette di gestire, finalmente, i flussi turistici.
In pratica, un programma politico. Come? Facendo di Venezia «un laboratorio vivente sulla sostenibilità», con investimenti dai 2 ai 4,5 miliardi di euro, utilizzando i fondi del recovery plan, ma anche capitali privati, perché - per dirla con le parole di Marco Alverà, amministratore delegato di Snam - «l’obiettivo impatto zero emissioni per le imprese, da freno dell’economia com’era percepito un tempo, è ora diventato di grande appeal. Al G20 si è chiarito che nel mondo ci sono oltre 7 trilioni di dollari di fondi privati che cercano dove investire nel campo dell’economia green. E Venezia la conoscono tutti».
Il progetto “Venezia Capitale mondiale della sostenibilità” è la missione della nuova Fondazione pubblico-privata che porta la firma costituente del ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, del presidente della Regione Luca Zaia, del sindaco Luigi Brugnaro, dello stesso Alverà, di Philippe Donnet Ceo di Generali Group, del presidente di Confindustria Veneto Enrico Carraro, di Giuseppe Ricci per Energy Evolution Eni, di Giuseppe Falco del Bonston Consulting Group, di Ca’ Foscari, Iuav, Accademia Belle Arti, Conservatorio Benedetto Marcello, Fondazione Cini.
Libro dei sogni? Tempi certi non ce ne sono, la Fondazione va ora legalmente costituita, ma di certo ieri a Ca’ Corner - presente anche il ministro dell’Economia Daniele Franco, reduce da tre intensi giorni di presidenza italiana del G20 - in molti ci hanno messo la faccia.
Il compito di illustrare il progetto è stato affidato a Nicola Pianon, di Boston consulting: «Venezia è icona di bellezza, ma anche di fragilità: ha perso la metà dei suoi abitanti in 40 anni, vive il deterioramento ambientale sotto la minaccia delle maree, un declino economico in città come a Porto Marghera, soffre il grande impatto del turismo. Ma ha anche una riconosciuta piattaforma di ricerca ed innovazione data dalle sue università, con grandi potenziali di sviluppo. È un laboratorio vivente ideale dove sperimentare la transizione energetica sia nella città storica sia nella sua zona industriale, con sviluppo di tecnologia. Ed è una città ad altissima visibilità mondiale».
Sei i temi del progetto, declinati in molte voci: Transizione energetica e sostenibilità (idrogeno ed energie alternative a Porto Marghera, decarbonizzazione a Venezia, mobilità compresa; riciclo dei rifiuti; organizzazione di una Biennale del Clima; difesa dell’ecosistema lagunare; Educazione e centri di ricerca (con nuovi progetti di ricerca per atenei e le realtà di formazione cittadine, per una città-campus, in dialogo anche con il mondo delle imprese); Turismo sostenibile, con gestione digitale de flussi; Piano di rilancio del commercio e della residenza (con ristrutturazione delle case pubbliche chiuse e nuovi interventi anche privati, come quello a Sant’Elena); Inclusione sociale; Organizzazione di Biennale della sostenibilità, sempre a Venezia.
«La nostra idea è quella di un'ecologia concreta, non più filosofica. Nessuno vuole inquinare, chi lo fa è giusto che paghi», dice il sindaco Brugnaro, «i buoni propositi sono tanti, ma qui c'è un disegno generale della città, una Fondazione, con la partecipazione del governo. Non a caso Eni ha annunciato l'avvio della produzione di idrogeno in Italia, dentro la raffineria o in altre aree a Marghera. Stiamo finendo il primo distributore fisso di idrogeno in Italia: i turisti tedeschi e austriaci potranno venire a Venezia con le loro auto a impatto zero. Così siamo primi per il riciclo dei rifiuti e per il residuo abbiamo autorizzato un termovalorizzatore Veritas di ultima generazione: l’alternativa sarebbero le discariche. Nel 2022 partirà la prenotazione digitale degli ingressi in città. Una sostenibilità economicamente funzionale».
«Il Covid è stato uno dei Big Bang della storia», commenta il presidente della Regione Luca Zaia, «ma noi ci siamo e portiamo in dote un palcoscenico internazionale come Venezia: non vogliamo solo risolvere un problema in casa, ma creare un modello da replicare a livello internazionale». «Venezia non è un museo: è un esempio di sostenibilità per la sintesi unica di storia, ambiente, economia e tecnologia», la chiusa del ministro Renato Brunetta, «ora deve tornare a essere città-mondo. Oggi dobbiamo coniugare salvaguardia e rivitalizzazione, ma guardando al futuro, alla transizione green, digitale, inclusione e giustizia sociale. Servono residenti veri, gente in carne e ossa». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia