Veneto orientale in flessione Puntare su turismo e viabilità

PORTOGRUARO
Nascite in calo, imprese in discesa e una dotazione infrastrutturale inferiore a quella della Rivera Romagnola. È questo il quadro sul Veneto orientale delineato dall’ultimo studio della Fondazione Think Tank Nord Est, che ieri, nella sede del Vegal, a Portogruaro, ha analizzato la situazione complessiva mettendo sul piatto quattro proposte per rilanciare il territorio. I temi da cui ripartire, dopo la pandemia, si contano sulle dita di una mano: infrastrutture, turismo culturale, sburocratizzazione e fusione dei Comuni. L’analisi, che mette a nudo il decennio 2010-2020, fa emergere diverse criticità.
A cominciare da un andamento demografico in flessione e che viaggia a due velocità. La diminuzione è determinata dal portogruarese (-3%), che in dieci anni ha perso quasi 3mila residenti, scendendo a poco più di 93mila abitanti. Il sandonatese, invece, è in crescita (+1,4%), con una popolazione di oltre 141mila persone. Il numero delle imprese è in forte calo, soprattutto nel mandamento portogruarese. Nel sandonatese, invece, crescono solo Cavallino-Treporti e Noventa. Il Veneto Orientale in 10 anni ha perso il 6% delle aziende. Il commercio risulta essere il primo settore, scendono agricoltura, edilizia e manifattura. Pollice in alto per i servizi. Il tasso di disoccupazione supera invece il 9% ed è elevato soprattutto sulla costa, mentre redditi e valore aggiunto sono nettamente inferiori alla media regionale.
Tra i punti di forza il turismo balneare, che mette insieme circa un terzo delle presenze totali del Veneto, cresciute dal 2005 in poi ma dimezzate nell’anno della pandemia. Sul fronte della viabilità, la Fondazione rileva come il traffico pesante lungo la A4, arteria con maggiore incidentalità a Nordest, sia tornato ai livelli pre-crisi. «Il Veneto orientale deve risolvere alcune storiche criticità», spiega Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nord Est, «a partire da un’insufficiente dotazione infrastrutturale: il Masterplan della viabilità dovrebbe promuovere il potenziamento degli accessi alle spiagge, Bibione in primis. Il turismo estivo potrebbe poi collegarsi all’offerta dell’entroterra, valorizzando iniziative culturali, anche promosse dalle imprese attraverso il Distretto Turistico. È poi necessario accelerare sul fronte della sburocratizzazione, adottando linee guida comuni tra tutti i Municipi per semplificare l’attività delle imprese. Ed infine – conclude Ferrarelli – la fusione dei Comuni va considerata come un’opportunità di crescita, favorendo il confronto con i territori che l’hanno già realizzata». Gianluca Falcomer, presidente della Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale e primo cittadino di Cinto, più che a guardare alle fusioni, guarda a nuove aree vaste. «La Città metropolitana», ha detto, «fino ad ora ha dimostrato di non aver funzionato. Non ci sentiamo rappresentati: bisogna riformare gli ordinamenti comunali e creare piuttosto aree vaste su modello francese che sappiano fare sintesi su progetti comuni e funzioni più ampie». —
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