Una su tre è dell'Ungheria

A battere una cinquantina fra ragazze dell'Est e nigeriane
 
MESTRE.
 «A caratterizzare la prostituzione in strada da noi sono le ragazze ungheresi che rappresentano un fenomeno tipicamente nostro e di Jesolo. Sono il 30 per cento delle prostitute che mediamente troviamo sulle strade della città», spiega Claudio Donadel, coordinatore degli interventi del Comune sul fronte della prostituzione e considerato tra i maggiori esperti, a livello nazionale, del fenomeno.
 Da almeno un anno e mezzo la situazione della prostituzione in strada a Mestre e Marghera è stabile. Si è consolidata con la presenza media, giornaliera, di una cinquantina di ragazze tra ungheresi, bulgare, romene e nigeriane. Quest'ultime in passato erano la maggioranza, ora sono relegate a fenomeno marginale, presente nella parte bassa di Marghera verso Malcontenta. «La presenza di quest'ultime è marginale perchè sono tutte clandestine e quindi soggette ad allontanamenti, espulsioni e arresti. Di conseguenza scelgono aree periferiche e poco in vista», spiega Claudio Donadel. «La presenza ungherese ha iniziato a caratterizzare la nostra città da dopo i mondiali di Germania quando questo fenomeno si presenta in Europa. A Mestre è diventato fenomeno marcato dopo l'entrata nell'Europa comunitaria dell'Ungheria e quindi queste ragazze sono comunitarie e non più soggette all'espulsione come del resto bulgare e romene. Le ragazze che si prostituiscono hanno un'età media che varia tra i 20 e i 22 anni. Non abbiamo segnali. In questo momento di prostitute minorenni. In queste settimane sono cinquancinque tra il Terraglio, Marghera e San Giuliano. Al massimo Mestre e Marghera ne ospita una settantina soglia massima determinata dal mercato e cioè dalla domanda che proviene dalle nostre strade. Non c'è posto per più di settanta ragazze», spiega Donadel. «per altre non c'è mercato. La "questione" ungheresi è quella che preoccupa maggiormente perchè è difficile intervenire su loro per la loro mobilità. In strada cambiano velocemente anche nel giro du una settimana. Quindi il lavoro di avvicinamento ogni volta deve riiniziare da capo».  Il nuovo lavoro che a breve i servizi coordinati da Donadel dovranno affrontare sarà San Giuliano. In breve qui si è sviluppato un nuovo mercato e molto redditizio per le ragazze che vi lavorano. In questo momento si resistra la presenza di una quindicina di ragazze quasi esclusivamente ungheresi. È inevitabile che diventi, in parte lo è già, di forte «impatto ambientale».  Di conseguenza i servizi dovranno iniziare la loro opera di mitigazione. C'è poi il rischio che se un mercato è redditizio altre ragazze arrivino e l'equilibrio trovato tra chi sfrutta può rompersi. «Di solito è questa la scintilla che fa scattare le guerre tra organizzazioni di sfruttatori, il controllo del mercato o l'imposizione delle proprie ragazze sul marciapiede», conclude Donadel.

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