Tegon ha lasciato il carcere Ottenuti gli arresti domiciliari

JESOLO. Roberto Tegon è tornato a casa ieri mattina dal carcere di Venezia, dove era rinchiuso con l'accusa di usura dal 4 aprile. Lo avevano arrestato i finanzieri di Jesolo dopo che si era fatto consegnare la somma di duemila euro dal ragioniere Nicola Nardin, il quale lo aveva accusato di essere un usuraio e di averlo ridotto sul lastrico. Lo aveva indicato quale il responsabile della sua situazione economica, costretto a non versare Iva e contributi per oltre un milione di euro ai danni di una quantantina di clienti, ignari di tutto e richiamati ai loro doveri con il fisco. L'avvocato di Tegon, il legale di Venezia, Renato Alberini, è riuscito a ottenere gli arresti domiciliari per il suo assistito. Sono state così alleggerite le esigenze cautelari, visto che da allora era sempre rimasto chiuso in carcere. Nessun pericolo di fuga, di inquinamento probatorio o reiterazione del reato. Tegon potrà anche uscire di casa tutti i giorni per la durata di quattro ore, durante le quali potrà seguire le sue numerose attività commerciali, in prevalenza negozi di abbigliamento in tutto il Lido di Jesolo. L'accusa di usura resta in piedi. Tegon aveva prestato, nel 2007, 70 mila euro a Nardin, suo amico e commercialista, che pare non abbia versato neppure a lui i contribuiti relativi alle sue attività commerciali. Il tasso concordato era del due per cento al mese, quanto basta per far scattare il reato di usura che negli anni è stato punito sempre con maggiore severità dopo l'elasticità con cui veniva considerato un tempo dalla legge. Secondo la tesi difensiva, intessuta dai lrhsli dell’arrestato, anche nelle intercettazioni era evidente che Tegon, il quale non sapeva di essere ascoltato, di fronte alle accuse di Nardin, precisava appunto che i tassi non erano del 10 o 15 per cento, come sosteneva il ragioniere, ma appunto del 2 per cento. Ieri Roberto Tegon, accompagnato dal figlio che ha riabbracciato dopo questo lungo periodo, non ha fatto commenti e si è affidato al suo legale. «Le esigenze cautelari si sono affievolite», ha precisato l'avvocato Alberini, «il nostro lavoro non è terminato, restano le accuse di aver praticato l'usura, ma è stato dimostrato che, da quando è scoppiato il caso che ha coinvolto Tegon, non sono spuntati altri casi o denunce sul territorio che lo possano coinvolgere o riguardare». Intanto, dalla perquisizione della guardia di finanza di Jesolo, al comando del tenente Giuseppe Cinefra, nella casa di Nardin è emerso un tesoro di pellicce, borse, scarpe, tutte rigorosamente griffate, e ancora gioielli e preziosi della moglie. I suoi clienti sono esasperati e attendono solo di sapere, dopo l'arrivo delle cartelle esattoriali, quale sarà il loro destino e se dovranno pagare ancora per le manchevolezze del contabile di fiducia.
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