Spiragli di luce dal Ministero sulla vicenda dell’impianto Gpl

Spiragli di luce da Roma per fermare l’impianto gpl. Le ipotesi risolutive sono emerse ieri durante l’incontro al ministero dello Sviluppo economico (Mise) tra il sindaco Alessandro Ferro, il vicesindaco Marco Veronese e i sottosegretari Andrea Cioffi e Davide Crippa. Gli amministratori grillini non vogliono entrare nel dettaglio delle soluzioni discusse, ma assicurano che esistano ancora margini di manovra per evitare che l’impianto gpl di Punta Colombi sia completato e entri in esercizio, a partire dal Piano di sicurezza per l’ingresso delle navi gasiere che non è ancora stato realizzato e dalla necessità di una variante al Piano regolatore del porto.
L’incontro di Roma era particolarmente atteso dalla città per capire se al Mise, da dove tutto è partito con la firma del decreto autorizzativo di maggio 2015, ci sia il potere e la volontà per bloccare l’iter. Il sindaco aveva scritto al vicepremier Luigi Di Maio, a cui è stata assegnata la guida del Mise, all’indomani dell’insediamento per avere udienza contando sul fatto che Di Maio, nella primavera del 2016 quand’era vicepresidente del Consiglio, aveva promesso a Ferro in piena campagna elettorale per le amministrative un aiuto concreto nella battaglia per fermare l’impianto.
L’incontro è stato fissato per ieri, non con il ministro, ma con due sottosegretari della Direzione generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e per le infrastrutture energetiche che già conoscevano la vicenda e le documentazioni inviate dall’amministrazione.
«Il fatto che gli onorevoli Cioffi e Crippa fossero ben preparati sul costruendo deposito di gpl», spiega il sindaco, «ci ha permesso fin da subito di entrare nel merito della discussione e nei dettagli tecnici per cercare una soluzione che possa scongiurare il completamento dell’opera. Tra le ipotesi messe sul tavolo possiamo rivelare solo che a breve ci sarà un’ulteriore convocazione, o un tavolo tecnico, per la questione del Piano di sicurezza relativo al transito delle navi gasiere. Abbiamo visto una piena disponibilità a sostenerci in questa battaglia nella consapevolezza di scongiurare risarcimenti milionari».
L’opera, che nel complesso costerà 26 milioni di euro, è nella parte conclusiva dei lavori. «La battaglia è tutt’altro che chiusa», spiega il vicesindaco, «Sono appena iniziati i tempi supplementari di questa partita e tutto può ancora succedere. Non indietreggeremo nemmeno di un solo centimetro, questo deve essere chiaro. Ci sono ancora elementi aperti che ci permettono di avere speranze in un esito positivo per bloccare il deposito: il Piano di sicurezza per le gasiere, il Piano regolatore portuale che necessita di una variante e la disponibilità della banchina non ancora collaudata». —
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