Il preside di Favaro: «L’integrazione nelle scuole inizia con le madri»

Marco Sinatora, dirigente dell’istituto comprensivo Alpi-Gramsci, chiede di investire in corsi di italiano, mediatori culturali e strumenti per dialogare con le famiglie. Nel suo istituto gli alunni stranieri sono circa il 20% e il dato è in crescita

Maria Ducoli
Favaro, il preside: «Italiano alle mamme straniere per integrarsi»
Favaro, il preside: «Italiano alle mamme straniere per integrarsi»

«Un bambino ha la febbre, la scuola deve avvisare la madre, ma lei non comprende quello che le viene detto. È in momenti come questo che ci rendiamo conto che la lingua non è soltanto uno strumento per comunicare: è il primo requisito per poter partecipare alla vita della comunità».

Il preside dell’istituto comprensivo Ilaria Alpi-Antonio Gramsci di Favaro Veneto, Marco Sinatora, in corsa alle ultime elezioni comunali con Forza Italia, parte da un episodio quotidiano per affrontare una questione molto più ampia: l’integrazione delle famiglie straniere passa anche dalla scuola e, prima ancora, dalla possibilità per le madri di comprendere e farsi comprendere.

Preside, perché partire dall’alfabetizzazione delle mamme straniere?

«Perché l’integrazione passa innanzitutto dalla conoscenza della lingua. E questo vale anche per le donne. Se una madre non riesce a comunicare con la scuola, diventa difficile parlare del percorso educativo dei figli, delle regole, della salute».

Oggi le scuole riescono a organizzare i corsi di italiano?

«Riusciamo a fare qualcosa grazie ai residui dei fondi Pnrr, ma nell’ordinario molto dipende dalla volontà delle singole persone. Non possiamo però pensare di costruire politiche di integrazione strutturali affidandoci alla buona volontà. Se davvero crediamo che la scuola sia un ascensore sociale e uno strumento di crescita, dobbiamo investire. Altrimenti sono soltanto parole».

Il riferimento è solo all’integrazione ?

«No. Faccio un altro esempio: il supporto psicologico. Investire oggi rendendolo strutturale significa risparmiare domani perché un ragazzino seguito ora sarà probabilmente un adulto che avrà meno problemi».

Il nodo, quindi, è tutto economico?

«Certamente. Quando si costruisce il bilancio, i settori del welfare, compresa la scuola, devono fare i conti con risorse limitate».

Qual è la situazione nelle sue scuole sul fronte degli studenti stranieri?

«Il mio istituto conta dodici plessi tra Favaro, Dese, Tessera e Campalto. Gli alunni stranieri sono circa il 20% e il dato è in crescita. Ma bisogna evitare le semplificazioni: all’interno di questa percentuale ci sono situazioni molto diverse, compresi i nuovi arrivati in Italia, che non hanno un andamento regolare e richiedono percorsi specifici».

Lei è favorevole al tetto per gli alunni che non parlano italiano?

«Lo stabiliva anche la Gelmini nel 2010, in quel caso più in generale per gli stranieri, ma non è mai stato applicabile. Così come non lo è l’idea di attivare degli scuolabus per portare i bambini in altri istituti».

Qual è la sua proposta?

«Smettere di affrontare il tema per semplificazioni e investire nella scuola: corsi di italiano, mediatori culturali e strumenti per dialogare con le famiglie».

Lei era candidato con Forza Italia, un partito che è al governo.

«Io non critico il governo: pongo una questione di criterio. Se davvero consideriamo la scuola uno strumento fondamentale di crescita sociale, dobbiamo investire perché possa svolgere questa funzione. E questo non è mai stato fatto, né a destra né a sinistra. Basterebbe prendere la Costituzione: è già tutto lì».

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