Sonino il navigatore «Un evento globale ma rispetta la laguna»

È stato il primo ad accarezzare l’idea della Coppa a Venezia «Qui non servono grandi lavori, le strutture ci sono già»

L’uomo della vela a Venezia. Se la Coppa America è sbarcata in laguna, lo si deve soprattutto a lui. Alberto Sonino, 35 anni, campione del mondo nella classe Tiger nel 2002, velista in trimarano nelle regate transoceaniche con Soldini e oggi imprenditore che gestice il cantiere, la darsena e il parco della Certosa, si è trovato in mano il progetto nell’estate del 2010. «Ero a Trapani, a far regate», racconta, «e lì è nata l’idea. Lo staff dell’America’s Cup l’ha presa subito con entusiasmo, ci hanno inserito nella rosa della città possibili. Sono tornato a Venezia e ne ho parlato con il sindaco Orsoni, velista e presidente della Compagnia della Vela. Si fa, mi ha detto. Ed eccoci qua». Una scommessa vinta, nonostante le difficoltà economiche.

Qual è stato il segreto?

«Nessun segreto, abbiamo offerto agli americani uno scenario unico, loro hanno subito capito. Per noi il vantaggio è grande, perché trasmettiamo al mondo un messaggio di qualità. A Venezia si possono fare anche questi eventi, non c’è soltanto turismo di massa ma un futuro di eccellenza legato all’acqua».

È stato difficile?

«Abbastanza. Ma alla fine tutti hanno dato una mano e hanno risposto con entusiasmo. Dal Comune agli sponsor, dalla Capitaneria alle associazioni e ai volontari».

La caratteristica di questa manifestazione.

«Siamo in una città d’arte e di storia che il mare ce l’ha nel suo Dna. Non occorre, a differenza di eventi come le Olimpiadi, costruire infrastrutture e fare lavori impattanti sull’ambiente. Qui le strutture ci sono già, e sono splendide. Si chiamano Arsenale, Darsena Grande, diga di San Nicolò.

L’Arsenale sarà per l’occasione riaperto al pubblico.

«È uno dei punti centrali di questo progetto. Una struttura complessa e adatta ad attività legate al mare, per la prima volta riaperta in tutte le sue parti. I team bases ai bacini di carenaggio, nell’Arsenale Nord, le barche nella Darsena Grande, il centro logistico alle Teze e negli spazi demaniali riaperti all’uso della città. Questo è già un grande risultato raggiunto dalla Coppa America a Venezia».

La città ha risposto?

«Direi di sì, abbiamo avuto in poche ore centinaia di adesioni di veneziani che vogliono assistere alle regate con la loro barca. E tantissime richieste del pubblico che potrà vedere le gare in mare dalle motonavi o dalla diga e dalle tribune di San Nicolò. Oppure da Riva Sette Martiri per quelle in bacino San Marco, dove abbiamo organizzato anche una regata di Vela al terzo, barche tipiche lagunari con a bordo gli equipaggi dei catamarani».

Cosa resta alla città da questa manifestazione?

«Le cose si fanno per gradi. Ma aver portato in laguna questa competizione spettacolare e di livello mondiale, senza impatti di nuovi lavori, può segnare un importante passo verso la valorizzazione dello sport della vela a Venezia».

Vuol dire nuove darsene o anche attività per la città, strutture permanenti per rinverdire i fasti del Moro di vent’anni fa?

«Sarebbe bellissimo allestire una squadra locale, oppure ospitare qui una squadra mondiale. Ci proveremo».

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