Sfregiò per errore un uomo che voleva difenderla da una violenza. Condannata

Jesolo. La ragazza colpì con un tacco a spillo il giovane che la stava difendendo da un’aggressione subìta quattro anni fa in pieno centro
Una foto di scena del film ''Bitch Slap - Le superdotate'' del regista Rick Jacobson con Julia Voth, Erin Cummings e America Olivo. ANSA / UFFICIO STAMPA EAGLE PICTURES
Una foto di scena del film ''Bitch Slap - Le superdotate'' del regista Rick Jacobson con Julia Voth, Erin Cummings e America Olivo. ANSA / UFFICIO STAMPA EAGLE PICTURES

di Giorgio Cecchetti

JESOLO. Probabilmente non aveva capito che era intervenuto per difenderla, per impedire che l’aggressione nei suoi confronti proseguisse, tanto che lo ha colpito con l’unica «arma» che aveva ritenuto di usare, forse l’unica che in quel momento aveva considerato tale, una sua scarpa. Ed in effetti un’arma vera e propria era diventata, visto che aveva un tacco a punta che aveva sfregiato R.G., un 36enne di Caorle. Così, ieri, la moldava T.H., 25 anni residente da alcuni anni a Jesolo, ha trovato l’accordo per patteggiare la pena con il pubblico ministero lagunare Angela Masiello e i giudici del Tribunale di Venezia presieduti da Irene Casol hanno sancito l’accordo con la loro sentenza: due anni di reclusione con la sospensione condizionale della pena, in modo che la ragazza non vada in carcere, anche perché aveva cercato di difendersi da coloro che, stando al suo racconto, l’avevano aggredita. Con il patteggiamento la pena diventa definitiva perché non è previsto l’appello.

L’accusa di cui doveva rispondere e per la quale era stata rinviata a giudizio era pesante, lesioni volontarie gravissime: con quel tacco a punta - presumibilmente rinforzato in acciaio e alto 12 centimetri - aveva menato fendenti ed era stato come se avesse tirato colpi con un coltello. In faccia a R.G. aveva prodotto tagli che i medici del Pronto soccorso dell’ospedale di Jesolo avevano giudicato guaribili in 35 giorni. Ma quel che è peggio è che sulla «vittima» quei segni non sono mai scomparsi. R.G., infatti, si porta dietro le cicatrici sulla faccia prodotte da quel semplice e maledetto tacco, quasi fosse stato sfregiato con un coltello.

I fatti risalgono all’8 febbraio di quattro anni fa, quando la giovane e bella ragazza dell’Est, residente a Jesolo, mentre camminava sulla strada, era stata avvicinata, provocata ed aggredita da uno sconosciuto. Era accorso R.G., ma T.H. aveva cominciato a difendersi da sola e ad avere la peggio era stato l’unico che aveva cercato di intervenire, di darle una mano e di proteggerla. Aveva dovuto ricorrere alle cure dei medici perché era stato colpito alla zigomo, alla palpebra e in altre parti della faccia. Ieri, nell’aula del Tribunale di Venezia, il difensore dell’imputata ha preferito cercare l’accordo con la rappresentante dell’accusa che affrontare il processo in aula: la ricostruzione del fatto, infatti, difficilmente avrebbe potuto essere messa in discussione, a causa della presenza di alcuni testimoni che avevano aiutato i carabinieri a ricostruire l’intera vicenda, e anche le conseguenze dell’azione della ragazza dell’Est.

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