Mirano, una città che si riconosce attorno al Zogo de l’Oca

Da quasi trent’anni la manifestazione unisce il centro e le frazioni, richiamando migliaia di visitatori. Il presidente della Pro Loco Gallorini: «Servono giovani per garantire il futuro della tradizione»

Alessandro Abbadir
Zogo de l'Oca a Mirano
Zogo de l'Oca a Mirano

Un lavoro gigantesco, un ingranaggio perfetto mosso unicamente dalla passione, dall’altruismo e dal senso di appartenenza a una comunità.

C’è tutto questo e molto di più dietro le quinte del  celebre Zogo  dell’Oca di Mirano, la manifestazione simbolo del territorio che ogni anno richiama in piazza decine di migliaia di visitatori provenienti da ogni angolo del Veneto e da fuori regione, trasformando il centro storico in un vero e proprio teatro a cielo aperto.

La macchina organizzativa

A tracciare un bilancio e a raccontare la complessa macchina organizzativa, alla vigilia della 27esima edizione, è lo storico presidente della Pro Loco di Mirano, Roberto Gallorini. Una storia iniziata ufficialmente la domenica dell’8 novembre del 1998 e che oggi, a distanza di ventotto anni (calcolando anche la pausa forzata dovuta all'emergenza sanitaria del Covid), dimostra di non sentire affatto il peso del tempo.

Anzi, la voglia di stare insieme e di valorizzare la città è la stessa del primo giorno. «Nei momenti cruciali della manifestazione», dice Gallorini, «si può contare su almeno sessanta persone impegnate sul campo. È un lavoro che comincia la mattina presto e prosegue fino a tarda sera per completare gli allestimenti e garantire che tutto sia perfetto. È un lavoro portato avanti da persone che offrono la propria disponibilità in maniera del tutto gratuita, mettendo a disposizione della collettività il proprio tempo, le competenze e creatività. Una dedizione che non si è fermata nemmeno nei momenti più bui».

La tradizione non si ferma

Durante il periodo del Covid, quando le piazze erano deserte «ma la Pro Loco ha voluto comunque lanciare un segnale forte posizionando le oche e le insegne in piazza per far capire che il pensiero e la vicinanza c'erano, organizzando persino un gioco online per dimostrare che la tradizione non si sarebbe spezzata».

Tuttavia, guardando al domani, Gallorini non nasconde una preoccupazione legata alla continuità, spiegando che il gruppo storico che ha fondato la kermesse ha ormai una certa età. «L'appello oggi», dice, «è rivolto ai giovani affinché si avvicinino alla Pro Loco, non solo per dare una mano pratica nel montaggio delle strutture, ma per imparare a gestire la macchina, capire i meccanismi organizzativi e la direzione di un evento di questa portata, permettendo così alla tradizione di rinnovarsi e proseguire nei prossimi decenni».

Accanto alla dimensione ludica e folcloristica, che vede le cinque frazioni comunali (con Vetrego vincitrice dell'ultima edizione) contendersi il titolo insieme al centro di Mirano, il Zogo dell’Oca si conferma un volano enogastronomico di primo piano.

Quando tutto è iniziato

Si tratta di un percorso cominciato nel lontano 1986 con la prima Cena dell’Oca, una formula originale che è stata poi presa a modello in tutta la regione. All'epoca venne ricreata l'ambientazione tipica delle vecchie osterie veneziane e nel giro di un paio d'anni tutti i ristoranti della zona hanno iniziato a proporre menu dedicati all'oca.

Oggi sono coinvolti una ventina di locali a Mirano, ma l'evento si allarga a tutta la Riviera del Brenta. Inoltre, in piazza vengono allestiti vari banchi gastronomici con le migliori specialità d'Italia, dalla Lomellina al Friuli fino alla Toscana, affiancati quest'anno anche da espositori provenienti dalla Francia, a testimonianza di uno scambio culturale e gastronomico d'eccellenza.

A testimoniare lo spirito che anima la Pro Loco è anche la voce dei suoi storici pilastri, come Adriano Pavanello, ex ferroviere in pensione. «La soddisfazione più grande resta», dice, «quella di far conoscere la storicità e la bellezza del paese in cui si è nati e cresciuti, unendo il centro e le frazioni in un momento di grande festa dove la gioia di stare insieme, di creare aggregazione e di rendere più bello il paese riempie il cuore di chi si spende ogni giorno per la comunità».

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