Venezia, tornano le proteste dei No grandi navi: “Salviamo la nostra laguna”
Gli attivisti del comitato avevano ottenuto il divieto del passaggio delle navi da crociera nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca. Nel mirino della protesta ci sono gli scavi del Canale Vittorio Emanuele per riportare le navi alla Stazione Marittima di Santa Marta. Mobilitazione anche contro un’isola discarica di 46 ettari

Sono tornati alle Zattere a sventolare le bandiere bianche e rosse con al centro lo slogan “No grandi navi” che da solo basta a entrare nel cuore della questione. Gli attivisti del comitato – che dopo nove anni di battaglie nel 2021 avevano ottenuto il divieto del passaggio delle navi da crociera nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca – sono tornati a mobilitarsi per una nuova stagione di proteste.
I progetti contestati
Nel mirino, il parere favorevole della Commissione Via-Vas a una serie di interventi infrastrutturali che, secondo il Comitato, rischiano di compromettere ulteriormente l'equilibrio ambientale della laguna. Tra le opere previste figurano gli scavi del Canale Vittorio Emanuele per riportare le navi alla Stazione Marittima di Santa Marta, il dragaggio e l'allargamento di alcuni tratti del Canale dei Petroli e la realizzazione di un nuovo terminal crocieristico a Porto Marghera, in Canale Nord, sponda nord.
A questi si aggiunge un'isola discarica di 46 ettari destinata ad accogliere 8,6 milioni di metri cubi di fanghi inquinati provenienti dagli scavi.
Il Comitato lancia l'allarme sulle conseguenze degli interventi, che potrebbero aggravare l'erosione e alterare ulteriormente gli equilibri lagunari. «Dopo un'estate che ci ha catapultati dentro la crisi climatica e ci ha ricordato il futuro a cui andrà incontro Venezia con l'innalzamento del livello del mare, com'è possibile permettere interventi che peggiorano la situazione?», è la domanda posta dagli attivisti.
Al centro delle contestazioni, anche il modello di sviluppo fondato sulla monocultura turistica e sugli interessi delle multinazionali delle crociere. Secondo il Comitato, a pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto i quartieri residenziali di Santa Marta e Sacca Fisola, al centro nei giorni scorsi di assemblee cittadine ad hoc.
Il focus su Porto Marghera
Oltre alla necessità – e urgenza – di preservare il già fragile ecosistema lagunare e la residenzialità nel centro storico, la battaglia dei No grandi navi si sposta anche in terraferma e vede al centro il destino di Porto Marghera. “La sua vocazione deve restare industriale”, ha ricordato la Fiom durante l’ultimo incontro pubblico in sala San Leonardo, “non possiamo permettere che la monocultura turistica si prende anche Porto Marghera. La politica ora ci deve dire che progettualità ha per il nostro polo industriale e che tipo di lavoro intende tutelare. Noi diciamo basta al lavoro povero”.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








