Rissa in carcere a Santa Maria Maggiore: tre condanne
Il tribunale condanna tre imputati a un anno, ma non riconosce le lesioni. A novembre invece, il processo a quattro agenti accusati di un brutale pestaggio su un detenuto di 23 anni

La rissa tra detenuti era stata furiosa, il 10 luglio del 2020, in un braccio di Santa Maria Maggiore: un litigio tra due ristretti si era ben presto trasformato in una rissa con sette uomini, a pugni e calci. Ad avere la peggio uno dei primi due litiganti, che ha avuto la milza spappolata e fratture delle costole e ben oltre i 20 giorni di prognosi. A rimetterci era stato anche un assistente capo della Polizia penitenziaria del carcere, intervenuto con i colleghi per sedare l’improvvisa esplosione di violenza - in un battibaleno si era passati da un litigio verbale a mettersi le mani addosso - riportando un trauma cranico.
Per questo episodio sono stati denunciati sette cittadini albanesi e marocchini, con le accuse di rissa e lesioni, aggravate per quanto riguarda i colpi ricevuti dall’agente e anche la gravità delle lesioni al detenuto.
Ieri si è svolto il processo davanti alla giudice Catarossi, pubblico ministero Cristiana De Nardi: il Tribunale ha deciso di condannare ad un anno di reclusione Elton Koka (difeso dall’avvocato Mauro Serpico), Armirol Gjoka (con l’avvocato Roberto Rigoni Stern) e Hickem Rakrouki (difeso dall’avvocato Alberto Zannier).
La giudice ha, invece, fatto cadere per tutti l’accusa di lesioni: bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per conoscere il perché della decisione, ma secondo la tesi prospettata dalle difese un conto è partecipare ad una rissa, un altro individuare i responsabili - in tanta confusione - delle lesioni ad un singolo soggetto. Per i difensori, dunque, non era dimostrato che avessero tutti materialmente o moralmente colpito l’agente penitenziario o il detenuto che è finito in sala operatoria.
Il 24 novembre avrà invece inizio il processo a quattro agenti penitenziari accusati da pm Andrea Petroni di un brutale pestaggio su un detenuto: un 23enne con problematiche psichiche, che aveva dato in escandescenze nel febbraio del 2024. Per il pm Andrea Petroni avrebbero agito per far male - chiusi con lui per 20 minuti in una stanza senza telecamere - raccontando il falso nei loro rapporti. Sarà il Tribunale a decidere se siano responsabili. —
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