Redentore della rinascita il primo con Green pass «Grande valore simbolico»

Fuochi con cascate colorate, cuoricini e tricolori. E la scritta “Venezia 1600” 85 mila persone, 120 metri cubi di rifiuti. Deflusso ordinato di barche e pedoni
Alberto Vitucci
Venezia, 17.07.2021. Festa del Redentore 2021. Nella foto: i posti di blocco e controllo per l'ingresso alle aree con restrizioni
Venezia, 17.07.2021. Festa del Redentore 2021. Nella foto: i posti di blocco e controllo per l'ingresso alle aree con restrizioni



Tanti tricolori. Qualche cuoricino, la scritta «Venezia 1600», effetti speciali, cascate di luce e giochi sull’acqua. Fuochi d’artificio straordinari, quelli della festa del Redentore 2021. «La prima in Italia con gli ingressi contingentati, obbligo di registrazione e il Green pass», dice soddisfatto il sindaco Luigi Brugnaro, «uno spettacolo dal grande valore simbolico che dimostra la volontà della città di guardare al futuro».

Organizzazione curata, che ha limitato a 18 mila gli accessi alle rive più vicine ai fuochi, come San Zaccaria, il Molo, Punta della Dogana. In totale circa 85 mila persone in città, circa la metà stranieri, compresi i residenti e gli ospiti degli alberghi.

Quaranta minuti di spettacolo che segnano la ripartenza dopo l’anno di sosta dovuto alla pandemia. Serata perfetta, in assenza di vento. Le barche al centro del Bacino San Marco, con la carta verde e la prenotazione. Cena a bordo, con i cibi della tradizione e le distanze di sicurezza. A terra, le aree vicine ai fuochi che si sono presto riempite, pur non arrivando ai record degli anni scorsi.

Festa “a misura di residenti”. Un po’ di folla in via Garibaldi e Riva Sette Martiri, dove non era necessario prenotare. Sedie e tavolini in riva alla Giudecca riservati ai residenti nell’isola, finalmente liberi di godersi lo spettacolo, gruppi alla caserma della Finanza, al ristorante Cipriani, alle Zitelle. Sulla terrazza della Biennale e nei posti di miglior veduta, sulle terrazze dei ristoranti. Il sindaco si è visto i fuochi a bordo di una galleggiante in mezzo alle barche, con la famiglia e i fedelissimi del suo staff. Tra i suoi ospiti, molti esponenti di Coraggio Italia, come Giovanni Toti, Luigi Quagliariello e Micaela Biancofiore.

Anche il deflusso alla fine dello spettacolo, durato come tradizione 40 minuti, è stato molto ordinato.

Buona l’idea di Fabrizio D’Oria, direttore di Vela Eventi, di riservare un settore acqueo ai taxi per poter portare gli ospiti di ristoranti e alberghi anche all’ultimo momento, senza passare tra le altre barche. Sono arrivati quasi in fila indiana, alle 23.15, se ne sono andati per primi subito dopo il termine dei fuochi. Soddisfatti i motoscafisti, in servizio quasi al completo dopo un anno di scarso lavoro. E anche i gondolieri, ai quali era stato riservato un altro settore centrale del Bacino. Riflessi sull’acqua e magia di un luogo unico, tradizione ripresa alla grande.

Nessun incidente segnalato, spettatori disciplinati. E uno schieramento di forze dell’ordine a controllare gli accessi, in barca e sulle rive. Lunghe code per entrare a San Marcio, e potersi fare il tampone, obbligatorio in mancanza di Green pass. Nella giornata di sabato ne sono stati fatti 630.

Fuochi di grande bellezza, a cura come sempre della ditta Parente di Rovigo, costo circa 90 mila euro. 420 metri di pontoni, con 47 postazioni su cinque grandi chiatte, azionate da terra con i computer. Risultato, uno spettacolo davvero riuscito. Tanti gli applausi alla fine e smentito il tormentone «Gera meio quei dell’anno scorso...».

Il sindaco ha ringraziato ieri in una nota «tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione». Tra questi l’organizzazione di Vela spa, la Protezione civile e le forze dell’ordine, gli operatori di Veritas che durante la notte hanno raccolto 120 metri cubi di rifiuti lasciati a terra.

Gli spettatori alla fine sono stati 85 mila, appena sotto la media degli anni scorsi, di cui circa 20 mila a bordo delle 3 mila barche all’àncora in Bacino San Marco. 18 mila registrati sulle rive più vicine ai pontoni, più gli ospiti degli alberghi e dei pubblici esercizi che avevano accesso garantito. In totale, appunto 85 mila. Ma una gestione ordinata che ha dato un buon risultato.

«Dopo il Salone Nautico e il G20 il Redentore», dice D’Oria, «la sperimentazione di come si dovranno gestire anche in futuro i grandi eventi per evitare le invasioni». —

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