Quando Donadio disse: "Io e la criminalità? Sfido chiunque a dimostrarlo"

Camorra in Veneto, da vent’anni la sua famiglia risiede alla periferia di Eraclea. Carriera nell'edilizia e nelle scommesse. Arrestato con lui anche il figlio Adriano

ERACLEA. Luciano Donadio, classe 1966, e la sua famiglia, a Eraclea sono molto conosciuti, anche perché vivono nella cittadina da oltre 20 anni. Luciano si è sempre definito con orgoglio un “casalese”, ma solo perché nato a Casal di Principe, arrabbiandosi con chi si permetteva di associarlo alla criminalità organizzata.

SCATTOLIN - DINO TOMMASELLA - ERACLEA - BLITZ DELLE FORZE DELL'ORDINE NELLE ABITAZIONI DEI DONADIO
SCATTOLIN - DINO TOMMASELLA - ERACLEA - BLITZ DELLE FORZE DELL'ORDINE NELLE ABITAZIONI DEI DONADIO

Da qualche tempo la sua attività imprenditoriale nel settore edile si era ridotta. Ma lo stesso lo si poteva vedere in paese, visto che a lui è associato il punto scommesse sportive Snai in piazza Garibaldi, proprio nel cuore di Eraclea, locale finito sotto sequestro. Ieri mattina, infatti, gli uomini della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato hanno presidiato il punto Snai costantemente, entrando e uscendo dai locali. Luciano è stato arrestato, così come il figlio Adriano, 29 anni. L’altro figlio Claudio è stato soltanto indagato.

CARRAI - DINO TOMMASELLA - ERACLEA - CASA DONADIO - UNO DEI DONADIO ( GIUBOTTO BLU COIN COLLO PELO GRIGIO, IN TESTA SOPRICAPO GRIGIO SCARPE NERE MANI IN RTASCA) SEGUE IL SEQUESTRO DEI DOCUMENTI E IN SEGUITO SI ALZA IL CAPPUCCIO E SI SPOSTA DIETRO ALLE AUTO
CARRAI - DINO TOMMASELLA - ERACLEA - CASA DONADIO - UNO DEI DONADIO ( GIUBOTTO BLU COIN COLLO PELO GRIGIO, IN TESTA SOPRICAPO GRIGIO SCARPE NERE MANI IN RTASCA) SEGUE IL SEQUESTRO DEI DOCUMENTI E IN SEGUITO SI ALZA IL CAPPUCCIO E SI SPOSTA DIETRO ALLE AUTO


La famiglia Donadio vive da sempre in via Sarpi, immediata periferia di Eraclea: è dunque nota a tutti in un centro così piccolo come quello di Eraclea. E anche in occasione delle elezioni amministrative il suo nome ritornava con una certa regolarità, per le tante ramificazioni e conoscenze intrecciate, tra parenti e amici.

Imprenditori agili e veloci, i Donadio dall’edilizia avevano iniziato a espandersi anche in altri settori, come la formazione, i corsi sulla sicurezza.

«Il vero discriminato sono io», aveva tuonato alcuni anni fa Luciano Donadio. Era il 2013, quando aveva deciso di parlare pubblicamente per la prima volta, dopo voci e chiacchiere su di lui e i suoi rapporti con il Comune. I riflettori si erano accesi sulla sua famiglia, da anni additata come referente della camorra.

E aveva parlato chiaro: «Mai ho avuto condanne per camorra o delinquenza organizzata e sfido chiunque a dire il contrario. Solo nel 2006 sono stato costretto, per tutelare le mie attività, a patteggiare per un reato per il quale mi ero sempre professato innocente. Mi risulta oltretutto che quel reato sia ormai estinto».

Così si era espresso con sicurezza e a viso aperto, senza temere che il suo nome finisse sui giornali associato a chissà quale criminalità organizzata.

Già, perché Luciano, come detto, aveva sempre orgogliosamente sottolineato di essere sì un “casalese”, ma solo e soltanto per quella sua origine anagrafica. E, sempre a suo dire, della provenienza aveva ereditato solo l’esperienza nel settore edile. Di lui si ricorda anche quando si arrabbiò per difendere il nipote che alcuni anni fa aveva presentato regolare domanda per partecipare al bando di concessione demaniale marittima per uno stabilimento balneare. Due tratti molto appetibili della spiaggia di Eraclea per sdraio e ombrelloni in zona ex fornace.

Il nipote, all’epoca 27enne, si presentò in Comune con tutti i documenti depositati all’impiegata del protocollo e subito si erano scatenate le voci e le accuse. Mettendoci la faccia, Luciano aveva criticato aspramente i processi di piazza e la gogna a cui era esposta la sua famiglia. E aveva spiegato che il nipote aveva solo manifestato la volontà di partecipare al bando indetto dal Comune, nonostante lui stesso glie lo avesse sconsigliato dal momento che quell’appalto, si mormorava, era praticamente già vinto da un cittadino di Eraclea attraverso un prestanome.

Secondo Luciano Donadio, anche il nipote avrebbe pagato quella parentela scomoda per accuse che lui definiva “infamanti”. «Ho sempre lavorato, pur a fronte delle pesanti discriminazioni per la mia origine», raccontava, «ogni volta che accade qualcosa a Eraclea, sono io il responsabile».

Donadio aveva puntato allora il dito verso il “palazzo”, dicendo che la mafia era là, nell’amministrazione allora retta dal centrosinistra. Ora le carte raccontano una storia differente.

La giustizia dirà se è questa la verità. —

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