Premiata Gomorra Veneta spa a giudizio

Venerdì inizia il processo a 27 persone accusate di avere imposto prestiti usurai agli imprenditori del Nordest in crisi

 

MESTRE. Inizia venerdì con l’udienza preliminare il processo a ventisette appartenenti a un’associazione criminale legata al clan camorristico dei Casalesi. L’inchiesta, ribattezzata Gomorra veneta, ha consentito di portare alla luce come questo tentacolo della malavita campana abbia strappato, negli ultimi anni, decine di attività produttive a imprenditori veneti dopo averli strozzati con prestiti usurai.

Sono ventisette le persone a giudizio per l’operazione “Serpe” condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Padova, coordinata dal sostituto procuratore Dda di Venezia Roberto Terzo.

Alla sbarra sono finiti Alberto Carraturo, Marzio Casarotto, Donatella Concas, Ivano Corradin, Assunta Covino, Mario Crisi, Salvatore Destito, Jhonny Giuriatti, Anna Guarino, Elisa Lunghi, Patrik Halabica, Gabriele Marostica, Alessandro Mazza, Andrea Milani, Angelo Nattino, Francesca Nattino, Nicola Pani, Alberto Parisi, Antonio Parisi, Ciro Parisi, Ferdinant Selmani, Pasquale Talamo, Christian Tavino, Federico Turrini, G. Z. e Diana Ziotti.

Il sistema per conquistare le aziende venete e in questo modo pulire denaro sporco in attività del Nordest è collaudato: prestare denaro ad attività in difficoltà che poi si facevano restituire a tassi d’usura del 15 per cento mensile, pari al 180 per cento annuo, con punte anche del 200 per cento.

L’imprenditore strozzato a quel punto cedeva l’attività all’organizzazione. A capo del gruppo Mario Crisci, detto il “dottore”, napoletano di 34 anni domiciliato a Padova. Secondo l’accusa l’organizzazione ha taglieggiato diversi imprenditori con minacce, violenze, sequestri di persona ed estorsioni. Fulcro dell’attività del “dottore” la società “Aspide srl” di Selvazzano che si occupava di riscossione crediti.

Cinquantatré le vittime: piccoli imprenditori e commercianti residenti nelle province di Padova, Venezia, Treviso, Belluno, Vicenza, Verona. Titolari di imprese edili, attività di concia, carpenterie, ortofrutta, ittica, cooperative, persino un albergo.

L’organizzazione era riuscita a insinuarsi in imprese in difficoltà, concedendo prestiti di alcune decine di migliaia di euro, con tassi di interesse pari al 15 per cento mensile. L’imprenditore in crisi di liquidità ricorreva all’organizzazione, riuscendo a superare la difficoltà del momento, ma finendo in un vortice di interessi insostenibili: quando l’imprenditore non riusciva a far fronte alle rate da restituire, l’organizzazione si faceva intestare appartamenti e garage, attività commerciali, auto di grossa cilindrata, intere società. Del resto molti imprenditori erano sì vittime della crisi, ma anche della stretta creditizia delle banche.

Un dato significativo su questo aspetto è quello fornito dalla prefettura di Venezia: negli ultimi cinque anni la prefettura si è occupata di ben undici casi di usura bancaria.

Con questi sistemi l’organizzazione è riuscita a infilarsi in decine e decine di imprese venete. Se c’erano resistenze a pagare, il “dottore” mandava i suoi emissari: «Ti spacchiamo le ossa»; «Sappiamo dove abita la tua famiglia»; «Sappiamo dove trovarti»; «E se non basta spacchiamo le gambe anche a tuo padre», sono frasi colte con le intercettazioni.

Secondo gli investigatori si tratta della punta dell’iceberg di un fenomeno che, con la crisi di liquidità che ha colpito il tessuto economico del Nordest, è semplicemente esploso in tutta evidenza travolgendo decine di imprese. Tra gli episodi intimidatori, anche la consegna, a una delle vittime riluttanti al pagamento delle rate, di una confezione di mozzarelle di bufala del caseificio Reccia di Casal di Principe (riconducibile a Stefano Reccia, uno dei casalesi): «E’ l’unica cosa buona che hanno laggiù».

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