Pipino si costituisce, è in cella a Rebibbia

VENEZIA. Da una settimana Vincenzo Pipino, conosciuto a Venezia come il «ladro gentiluomo» per le sue imprese criminali in chiese, musei e palazzi, è nel carcere romano di Rebibbia. Si è costituito, presentandosi davanti al cancello della casa circondariale della capitale, che il pregiudicato giudecchino anche in altre occasioni ha preferito per scontare le sue pene. Non è la prima volta, infatti, che Pipino finisce in una cella, visto che almeno un terzo della sua vita (adesso ha quasi 70 anni) l’ha trascorsa nelle patrie galere. In questo caso deve scontare una pena di undici anni, che la Corte di cassazione ha confermato il 22 novembre scorso, una sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Venezia e poi confermata dalla Corte d’appello lagunare.
Il 22 novembre i giudici romani della Suprema Corte hanno ritenuto inammissibile il suo ricorso ed hanno confermato la condanna a undici anni di reclusione per traffico di droga. Immediatamente, il giorno dopo, la Procura generale lagunare aveva emesso nei suoi confronti un ordine di carcerazione, trattandosi di una condanna definitiva. Ordine di carcerazione firmato dal sostituto procuratore generale Bruno Bruni nei confronti anche di altri imputati, secondo l'accusa complici di Pipino. A «incastrarlo» in questa brutta vicenda di droga, di cui neppure vuol sentir parlare visto che va ripetendo che lui con la cocaina e l'eroina non ha mai avuto a che fare nella sua vita, sono state alcune intercettazioni telefoniche disposte su alcune cabine telefoniche dell'isola in cui risiede da sempre e le ammissioni di alcuni dei corriere bloccati in laguna mentre rientravano da Roma con il carico di sostanza stupefacente. Gli investigatori della Squadra mobile avevano soprannominato l'operazione «Vecchia Guardia» a causa del fatto che la maggior parte dei protagonisti erano cinquantenne e addirittura sessantenni. Queste erano state le condanne in primo grado che la Cassazione ha sostanzialmente confermato: Maurizio Conti (Roma) 10 anni e sei mesi e 60 mila euro, per il croato Vejsil Hrustic sette anni e 6 mesi e 30 mila; per il giudecchino Fabio Zane sei anni e due mesi e 28 mila; per la romana Monia Palone sei anni e 6 mesi 30 mila, per Armando Zorzi (Cavallino) mei anni e un mese e 27 mila, per Bruno Verini (Roma) sei anni e 26 mila, per il romano Fernando Silvestrini otto mesi e tremila in continuazione con una sentenza precedente. Assoluzione, invece, per il croato Alijl Hamidovic, per i lidensi Matteo Predosin e Filippo Villa, per il romano Gianluca Silvestrini , per il giudecchino Mauro Zanetti, per i veneziani Luciano Maggio e Michela Tiozzo . Prima altri sette imputati, tutti veneziani, aveva scelto il patteggiamento o il rito abbreviato (complessivamente erano arrivati 23 anni). In un soggiorno precedente, sempre nel carcere di Roma, Pipino aveva conosciuto, addirittura dividendo la cella con lui, uno dei capi della banda della Magliana che si era anche confidato con lui, tanto che la Procura nazionale antimafia lo ha chiamato a testimoniare.
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