«Perale era capace di intendere e volere»

Stefano Perale era capace di intendere e volere in quelle ore tra il 17 e il 18 giugno 2017 quando mise in piano quello che - secondo la Procura - è stato un piano premeditato per uccidere i fidanzati Biagio Buonomo e Anastasia Shakurova che con un pretesto aveva invitato a cena. Lo sancisce la perizia psichiatrica che è stata depositata in tribunale nelle scorse ore, disposta dalla gip Marta Paccagnella in incidente probatorio. Una trentina di pagine in cui Gianfranco Rivellini, psichiatra nell’ex ospedale psichiatrico giudiziario ora Rems, e Antonella Spacca, entrambi nominati dal tribunale, analizzano il profilo psicologico e psichiatrico dell’indagato attraverso il materiale raccolto nel corso degli incontri in carcere, ovvero colloqui e test psicologici.
Nessuna patologia. La perizia è chiara: non è stata individuata alcuna situazione psicopatologica nel docente di inglese accusato del duplice omicidio, né disturbi della personalità tali da influire sui fatti contestati. Questo significa che non ci sono elementi dal punto di vista clinico-giuridico che possano essere rilevanti per una eventuale semi infermità di mente.
«Personalità nevrotica isteriforme». Così i periti del tribunale definiscono la personalità di Perale, chiarendo come l’indagato abbia difficoltà a riconoscere i propri limiti, tenda ad esaltare le proprie qualità, abbia grosse difficoltà a relazionarsi con gli altri e ad affrontare il quotidiano. L’origine di questi tratti nevrotici è fatta risalire dai periti al vissuto di Perale, a partire dall’infanzia, passando per gli anni della scuola e fino alla relazione da sempre problematica con l’altro sesso.
«Rapporto idealizzato con Anastasia». Con la Shakurova, Perale ha «idealizzato il rapporto», scrivono i periti, non riuscendo a dare il giusto peso all’amicizia che la ragazza, sua allieva alle lezioni di inglese, gli offriva. Stefano era innamorato di Anastasia. Lo si capisce anche dal tono dei messaggini che il professore aveva inviato alla ragazza quando, a ottobre 2016, si era presentato a prenderla in aeroporto e lei se ne era andata con Biagio, non badandolo. «Il mio cuore è morto, mi hai distrutto Anastasia. Adesso mi resta un dolore immenso e una sofferenza terribile da affrontare», scriveva Perale, «Grazie a te e al tuo comportamento terribile, un uomo meraviglioso che ti amava è adesso un uomo distrutto».
I prossimi passi. La perizia ora è a disposizione del pubblico ministero Giorgio Gava, titolare del fascicolo, dei difensori dell’indagato, gli avvocati Matteo Lazzaro e Nicoletta Bortoluzzi, e dei legali che rappresentano le parti offese che dovranno analizzare l’elaborato depositato. Chiaro che, qualora fosse stata riconosciuta a Perale la semi infermità di mente, sarebbe stato un punto a favore della difesa. I periti del tribunale hanno invece valutato che il docente di inglese sapesse quello che stava facendo quella sera e che la sua personalità, pur complessa, non rileva tratti psichiatrici capaci di influire sul duplice delitto. Ma la battaglia da parte della difesa è tutt’altro che conclusa. I legali di Perale studieranno ogni riga della perizia per individuare margini e cercare così di smontare le accuse a carico del loro assistito. Mercoledì 14 marzo, intanto, è fissata l’udienza per la discussione della perizia davanti alla giudice per le indagini preliminari Marta Paccagnella, a cui potranno presenziare i consulenti nominati dalle parti. Per quanto riguarda l’indagato, lo psichiatra dell’Università di Udine Mauro Stefanutti e la psicoterapeuta Laura Perini. Una volta chiuso l’incidente probatorio, la palla tornerà nuovamente al sostituto procuratore Gava che dovrebbe chiudere le indagini a stretto giro. Nelle prossime ore i legali comunicheranno l’esito della perizia a Perale che nel frattempo è stato trasferito dal carcere di Venezia a quello di Verona dove c’è una sezione speciale protetta per i detenuti accusati di reati di natura sessuale.
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