I pescherecci di Chioggia si fermano: lunedì si farà sciopero

La decisione dopo l’assemblea di venerdì. «Vogliamo dare un segnale al governo»

Daniele Zennaro
I pescatori in assemblea
I pescatori in assemblea

 

I pescatori hanno deciso: lunedì i pescherecci si fermano, rimarranno ormeggiati alle banchine per dare un segnale forte al governo, in attesa di poter ricevere quanto era stato promesso per ovviare a questo momento di crisi, dovuto principalmente al caro gasolio.

Ieri pomeriggio una cinquantina di pescatori della Marineria chioggiotta si sono ritrovati nella sala riunioni del mercato ittico per prendere una decisione in merito e alla fine si è deciso per lo sciopero.

Quattro i punti in discussione: i contributi dal credito d'imposto sul gasolio, promessi ma non ancora erogati, come invece è già successo per la guerra in Ucraina; il rinnovo del credito d'imposta, visto il perdurare della crisi nel golfo persico, almeno fino alla fine dell'anno; l'erogazione promessa del fermo pesca riguardante le annate 2024-25; gli altri euro stanziati, con la 5.68, ma non ancora pervenuti. Sciopero che, in realtà, sarà un atto di protesta, come una manifestazione in corso del Popolo o altre forme di protesta.

Sciopero che, per il momento riguarderà la giornata di lunedì, dopo di che si vedrà l'evoluzione degli eventi e soprattutto le adesioni delle marinerie del resto dell'Adriatico. Chioggia è sicuramente un punto di riferimento per tutte le altre marinerie, vista la sua primaria importanza, ma se il segnale lo lanciano tutte le marinerie dell'Adriatico l'impatto sarà ancora più importante. E stavolta, va riconosciuto, che l'assemblea dei pescatori è stata piuttosto unita nell'affermare con forza che un segnale bisogna pur lanciarlo in qualche maniera.

«Da tre mesi» spiega l'armatore Elio Dall'Acqua «avanziamo i fondi del credito d'imposta sul gasolio e, addirittura ancora non conosciamo ancora i codici con cui richiederli. Visto che la situazione bellica nel golfo persico persiste, come successo per l'Ucraina, abbiamo chiesto a Roma di prolungare il credito d'imposta fino al termine dell'anno, ma ancora non abbiamo ricevuto alcuna risposta».

Su questo punto i pescatori sono spaventati dal fatto che il credito d'imposta non venga più erogato, anche se, a quanto pare, potrebbe avvenire attraverso altre soluzioni. Poi c'è il nodo dei fondi per il fermo pesca. «Sembra» prosegue Dall'Acqua «che sia in erogazione il compenso per il fermo pesca 2024. Noi, visto il difficile momento di crisi, abbiamo chiesto se fosse possibile erogare anche quello del 2025.

Ci sono state promesse tante forme di sostentamento ma per adesso non è arrivato niente e la nostra forma di protesta va in questo senso, poiché a livello nazionale si pensa che con il gasolio a 1,35 euro riusciamo lo stesso ad avere dei guadagni, cosa non vera. Per questo abbiamo deciso di fermarci lunedì e con noi ci sono già le marinerie limitrofe, come Pila e Goro, presenti alla riunione.

Vogliamo far capire a Roma che quanto viene promesso per iscritto si deve rispettare, anche per salvaguardare i nostri marinai. Chioggia lancia questo segnale, speriamo che rispondano anche le altre marinerie».

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia